La Spagna dice addio a Santiago Carrillo, storico leader del Pce

Pubblicato il 18 settembre 2012 21:54 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2012 22:21

Santiago Carrillo

MADRID – Addio a Santiago Carrillo, 97 anni, ultima icona rossa di Spagna: fu leader del partito comunista dal ’62 al 1980. Dalla lotta anti-franchista alla transizione pactada, dagli anni dell’esilio all’eurocomunismo con Enrico Berlinguer e Georges Marchais. Con Carrillo se ne va quasi un secolo di storia spagnola. La sua fu una lotta al capitalismo sfrenato che, anche dopo il ritiro in quella che lui stesso chiamò ”la seconda linea”, non ha mai abbandonato mostrando sempre con orgoglio quello spirito della militanza che lo ha contraddistinto.

Nato a Gijon il 18 gennaio 1915, Carrillo aveva di recente accusato problemi di salute. La vedova Carmen e i suoi due figli Santiago e Josè, hanno reso noto che Carrillo è morto per un’insufficienza cardiaca dopo pranzo, durante la consueta siesta. Il cordoglio di tutto il Congresso spagnolo è stato bipartisan mentre il re Juan Carlos, in serata, ha telefonato ai familiari per porgere le proprie condoglianze.

L’Ansa ci offre un’attenta biografia:

Dapprima segretario della Gioventù Comunista, Carrillo aderì nel 1936 al Partito Comunista spagnolo (Pce), alle soglie della guerra civile. Un conflitto che, nel novembre dello stesso anno segnò la pagina più nera della sua biografia: Carrillo era infatti delegato dell’Ordine Pubblico per conto dei repubblicani durante la ‘mattanza di Paracuellos’, quando decine di militari sollevati dal loro incarico perche’ aderenti alla rivolta franchista furono trasferiti nel carcere della citta’ di Paracuellos de Jarama, dove furono fucilati. La successiva vittoria di Franco segno’ invece l’inizio del lungo esilio di Carrillo, durato 38 anni durante i quali viaggio’ in tutto il mondo prima di stabilirsi a Parigi. Nonostante ciò, nel 1960 fu eletto segretario nazionale del Pce, succedendo cosi’ a Dolores Ibarruri, la ‘Pasionaria’.

Nel 1976, pochi mesi dopo la morte di Franco, Carrillo torno’ clandestinamente in Spagna dove, prima di essere scoperto e incarcerato, tenne diversi comizi camuffandosi con una celebre parrucca grigia. Per la Spagna, comunque, era cominciata l’era della Transizione democratica. Carrillo fu rilasciato ed eletto deputato alle prime elezioni libere del 1977 e confermato due anni dopo. Partecipo’ come rappresentante comunista ai patti della Moncloa per la Costituente mentre nel 1977, in uno storico incontro a Madrid, fondo’ con l’italiano Berlinguer e il francese Marchais, l’eurocomunismo, che prendeva le distanze da Mosca teorizzando la cosiddetta ‘nuova via’, piu’ moderata e riformista.

Dopo la debacle del Pce alle elezioni del 1982 Carrillo si dimise da segretario e tre anni dopo fu espulso dal partito. Creò il poco fortunato Partito dei Lavoratori che in seguito confluì nel Partito socialista e nel 1991 si ritiro’ dalla politica declinando anni dopo l’invito del leader del Psoe Jose’ Luis Zapatero a un clamoroso ritorno. Nell’immaginario collettivo, restano pero’ ancora impresse le immagini del fallito colpo di Stato del colonnello Antonio Tejero del 23 febbraio 1981: assieme al presidente del governo Antonio Suarez e al suo vice Gutierrez Mellado Carrillo fu l’unico a restare impassibile di fronte agli ordini che i golpisti, sparando tra i banchi del Congresso, avevano impartito.