Strage bus Catalogna, ci sarà un processo in Spagna: per tre volte tentata archiviazione

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Ottobre 2019 21:33 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2019 21:33
Strage bus Catalogna, ci sarà un processo in Spagna: per tre volte tentata archiviazione

Un immagine dell’incidente avvenuto il 20 marzo 2016

BARCELLONA – Dopo ben tre tentativi di archiviare il caso, ci sarà un processo in Spagna per la strage del bus in Catalogna, quello con a bordo le 13 studentesse Erasmus, di cui 7 italiane, morte nello schianto in autostrada del 20 marzo 2016. 

Le famiglie e i loro legali con tre caparbie opposizioni, hanno rotto una specie di muro che da tre anni e mezzo minacciava di liquidare la vicenda come una tragica fatalità. Le autorità spagnole hanno riaperto le indagini e hanno riconosciuto che ci sono motivi per attribuire all’autista del bus, Santiago Rodriguez Jimenez, 62 anni, la presunta responsabilità della strage per omicidio imprudente, come previsto dalla legge spagnola.

La giustizia spagnola adesso parla di imprudenza grave. Una presunta colpa emersa sia dai racconti dei superstiti, che hanno sempre parlato di guida inadeguata del conducente, sia dall’analisi tecnica del crono-tachigrafo che ha rilevato fino a 77 decelerazioni. Vuol dire che il conducente aveva manifestato sonnolenza, avrebbe avuto dei colpi di sonno. Sembra, infatti, che non avesse rispettato i turni di riposo. Anzi le nuove indagini avrebbero stabilito la sua totale negligenza perché decise di continuare il viaggio nonostante la stanchezza accumulata.

“Aspettiamo le motivazioni che hanno portato il tribunale di Tarragona a riaprire il processo e solo dopo potremo capire come potrà evolvere la vicenda. Comunque finalmente è arrivato il momento di capire e individuare tutte le responsabilità”, ha detto Gabriele Mestrini, padre di Elena, originaria di Gavorrano (Grosseto), unica figlia.

“Non fu una fatalità – aggiunge – ma una tragedia che poteva essere evitata”. Anche l’avvocato Stefano Bartoli che parla per la famiglia di Lucrezia Borghi di Greve in Chianti (Firenze) sottolinea che “non potevano continuare a dirci che era stata una fatalità. E’ giusto che ci sia un processo, tutti i superstiti ricordano la stanchezza dell’autista”. A

Genova Paolo Bonello, padre di Francesca, altra vittima, dice che le prove “sono l’autista che esce più volte dalla carreggiata, i cambi di velocità, il fatto che abbassava il finestrino per avere aria, cioè sintomi di stanchezza”. Le famiglie però vogliono capire anche le responsabilità della ditta del pullman. “Perché – chiedono – organizzare un viaggio di 500 km di andata e altrettanti di ritorno con un solo autista e in un solo giorno?”

Fonte: Ansa