Superstite alla strage di Sant’Anna abbraccia il nipote del soldato nazista che lo salvò

Pubblicato il 26 Marzo 2010 13:31 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2010 13:31

Peter Bonzelet, soldato delle temibili Waffen Ss, il 12 agosto del 1944 a Sant’Anna di Stazzema, dove i militari nazisti massacrarono 560 persone, disubbidì agli ordini: sparò in aria salvando un’intera famiglia, compreso il piccolo Ennio Mancini, che allora aveva 7 anni. Oggi a Roma Mancini ha potuto abbracciare il nipote 27enne di Bonzelet (morto nel 1990), Jochen Kirwel, che, appresa la storia del nonno, si era messo sulle tracce delle persone che quel giorno riuscirono a salvarsi.

“Quando il mese scorso mi ha telefonato – ricorda emozionato Mancini – non potevo crederci. Io ho sempre cercato quel ragazzo (nel ’44 Bonzelet aveva soltanto 17 anni) che ci salvò ed ora è una grande gioia poter abbracciare suo nipote. Quell’episodio – ricorda – è un barlume di umanità in tanta cattiveria: quando è rimasto solo quel soldato ha scelto di risparmiarci rischiando anche la vita per aver disubbidito agli ordini ed io questo non l’ho mai dimenticato”.

Commosso anche il giovane Jochen, studente di teologia cattolica a Magonza. “E’ stata mia nonna – spiega – a raccontarmi la storia poco tempo fa, io non sapevo nulla: su internet avevo letto la testimonianza di Mancini e mi sono accorto che coincideva con quella del nonno. Ho deciso quindi in modo emozionale di mettermi in contatto con lui perché la sua storia era diventata anche la mia”.

L’incontro tra i due è avvenuto al Goethe Institute alla presenza del vice ambasciatore tedesco in Italia, Friedrich Dauble, che ha consegnato a Mancini ed Enrico Pieri, presidente dell’Associazione martiri di Sant’Anna la Medaglia dell’ordine al merito della Repubblica federale di Germania.