Svezia/ Seno nudo in piscina, sotto lo sguardo degli islamici, ma nessuna ne ha approfittato

Pubblicato il 23 Luglio 2009 9:31 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2009 10:27

La libertà di topless  nelle piscine di Malmö  è stata confermata ma le interessate non ne hanno approfittato. Nemmeno una, una che una: intervistato dai giornali e dal­le tv locali, Zakariah Al-Falous, capo­bagnino della piscina principale di Malmö e fedele di Maometto almeno a giudicare dal nome,  ha assicurato che nemmeno una delle «sue» clienti ha nuotato in questi giorni a seno nudo.

È stato un caso? Non si sa. Ma se non è stato un caso, allora è l’inizio di una mini-rivolu­zione. Perché tutte le don­ne avrebbero potuto tuffar­si e nuotare dimenticando la parte superiore del co­stume, senza tema di mul­te o rimbrotti.

Ci mancherebbe: è sem­pre stato così, è ancora co­sì, a Malmö; che è la terza città della Svezia; che è, o dovrebbe essere, il paese li­berale e delle libertà ses­suali un tempo sognato da tanti italiani, e mitizzato dal grande Alberto Sordi nel «Diavolo», anno di gra­zia 1963. Di più: 46 anni dopo, 20 gior­ni fa, proprio il municipio di Malmö ha dato ragione a un agguerrito grup­po femminista, e ha bocciato la propo­sta partita da ambienti conservatori di vietare il topless nelle piscine pub­bliche della città. Per questo ci si at­tendeva una parata di muscoli toraci­ci femminili, a mo’ di manifestazione politica. Ma non c’è stata, come certi­fica il palestrato Zakariah. E la spiega­zione la custodisce forse l’ufficio ana­grafe.

Perché Malmö non è solo la terza città della Svezia, prescelta da immi­grati di oltre 150 nazionalità, ma an­che la città europea con la più alta per­centuale di immigrati musulmani, al­meno in parte sensibili alla predica­zione degli imam integralisti; quegli stessi che impongono alle donne il ve­lo in tutte le sue forme. E la proposta di vietare ora il topless (testuale: «le donne con un costume a due pezzi de­vono indossare il pezzo superiore»), sostenuta da partiti di centro e da al­cuni gruppi vicini alle chiese, era pro­babilmente legata alla composizione etnico-religiosa della cittadinanza: motivi — dichiarati — di «decoro», e altri — non dichiarati — di ordine pubblico.

Due mondi qui convivono, e si urta­no, come mai era accaduto in tanti se­coli: poiché in questo pezzo di Euro­pa, per la prima volta, il mondo arriva­to per ultimo — quello degli immigra­ti musulmani — sta per raggiungere in forza e capacità di attrazione il mondo «di prima», e la minoranza sta per diventare maggioranza. Pro­prio in Svezia, come forse in altri pae­si europei, è comparso di recente il «burkini», incrocio fra bikini e burqa che consente di tuffarsi anche alle ra­gazze più timorate: c’è almeno una grande piscina che già lo fornisce a noleggio. E in questi anni, sulle spiag­ge svedesi, più d’una volta la visione di qualche bellezza discinta — magari accanto a qualche famigliola di immi­grati con una ragazza velata — ha pro­vocato momenti di tensione, o di disa­gio.

Lo stesso disagio, in quelle stesse piscine frequentate anche da migliaia di giovani musulmani, potrebbe ora spiegare il tramonto del topless, no­nostante la «vittoria» ottenuta in mu­nicipio: o almeno, così ipotizzano al­cuni delle centinaia di messaggi che in questi giorni bombardano i blog. Il gruppo femminista che ha assunto la difesa politica del seno nudo si è auto­battezzato, con fantasia non eccelsa, «Seno nudo»: «Questione di ugua­glianza — hanno detto sornione le sue portabandiera — perché in pisci­na le donne dovrebbero indossare un pezzo di sopra del costume, coprirsi il torace, e gli uomini no?».

Il testo del regolamento comunale approvato alla fine è degno del re Sa­lomone: «Ciascun frequentatore delle piscine deve indossare un costume da bagno», senza più sottilizzare su pezzi di sopra o di sotto. Ma più anco­ra della protesta femminista, per il Co­mune di Malmö hanno contato le tra­dizioni locali da rispettare: forse la Svezia non è mai stata il paradiso del­le giunoni bionde e disinibite sognate da Sordi, ma non è mai stata neppure un algido collegio di beghine. Biso­gnerà cercare un compromesso per ri­spettare le libertà di tutti, dicono i più pacifici interlocutori dei blog. Co­me uno, che azzarda una diagnosi im­parziale: «Ho vissuto in Svezia per an­ni, ricordo che al mare il topless e an­che i bambini nudi erano una norma. Credo che la gente abbia cambiato mentalità per 3 ragioni: la sessualizza­zione della nudità, l’aumento dei citta­dini stranieri, e la paura dei tumori della pelle».

Ma c’è anche chi digrigna i denti: «Il mancato divieto del topless? So che i musulmani e gli americani se ne diranno sconvolti: ma se lo sono, allo­ra se ne vadano e non tornino più. Qui siamo in Europa, non a Bagdad o a Washington».