Svizzera. Logo anti lavoratori italiani: “Solo personale residente a Claro” FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Febbraio 2015 9:26 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2015 9:26

CLARO – Un logo per segnalare che nell’azienda non lavorano italiani, ma solo residenti del Canton Ticino, in Svizzera. Un logo anti-italiano dunque, ma che il comune di Claro presenta come “un modello non di razzismo, ma di trasparenza“.

Il 29 gennaio in un comunicato stampa pubblicato sul sito del Comune si legge dell’iniziativa del sindaco Roberto Keller. Le aziende e i negozi meritevoli per aver assunto solo i residenti, e non italiani, possono esporre un logo che permetta a consumatori e clienti di riconoscerli.

Keller, sindaco di Claro, spiega a Claudio Del Frate sul Corriere della Sera scrive:

“«Lo so, l’iniziativa inevitabilmente apparirà antipatica specie se vista da parte italiana. Ma noi l’abbiamo adottata in un’ottica di trasparenza. Il razzismo non c’entra niente»”.

Claro è un comune di 2700 abitanti e si trova a circa 60 chilometri dalla frontiera con l’Italia, ma gli italiani pendolari hanno trovato lavoro anche lì:

“nel 2014 il numero dei pendolari italiani che varcano ogni giorno la frontiera per lavorare accettando paghe più basse rispetto agli elvetici è cresciuto del 5,3%, sfondando il tetto delle 60 mila unità (nel 2001 erano la metà). E benché il tasso di disoccupazione ufficiale sia poco più del 4%, benché le imprese locali ripetano a ogni occasione che i lavoratori provenienti da oltreconfine sono indispensabili, la vulgata degli «italiani che rubano il lavoro» monta sempre più”.

Il Comune allora ha pensato ad un logo “patriottico”, scrive Del Frate:

“sul logo compare anche una sorta di pagella in cui l’imprenditore indica qual è la percentuale (da 20 a 100) di elvetici al lavoro nella sua azienda; sconti fiscali o altri premi non sono ammessi dalla legge, il titolo è puramente onorifico. Una sorta di «white list» commerciale, la definiscono in municipio, in contrapposizione alla «black list» dei Paesi considerati complici degli evasori fiscali in cui il governo italiano continua a includere la Svizzera”.

Keller ha poi spiegato:

«Il problema lavoro per noi era gravissimo ed è peggiorato dopo che franco svizzero ed euro hanno raggiunto la parità, ma si sa che di fronte a vantaggi di costo le imprese scelgono sempre di risparmiare. Però molte persone da tempo mi ripetono: sarei disposto a pagare merci o servizi qualche franco in più se almeno sapessi che vanno ad arricchire l’economia ticinese e non quella italiana. E così è nata l’idea della campagna a favore delle assunzioni locali. Claro è un comune piccolo, non sposteremo certo gli equilibri ma lanciamo un segnale: l’invito è destinato anche alle aziende dei centri più vicini al confine perché facciano altrettanto»”.

Ma alle accuse di razzismo Keller replica:

“«Obiezione respinta perché l’appello è ad assumere residenti, che non significa necessariamente svizzeri ma anche stranieri che vivono stabilmente in Ticino. È una questione innanzitutto di equilibrio: da quando il numero dei frontalieri è esploso sono nate storture nel mercato del lavoro. Ma anche di trasparenza: il negozio o l’azienda espone il logo e si assume il rischio, il cliente può fare la sua scelta. Non sta avvenendo la stessa cosa in Italia con i prodotti doc o la concorrenza sleale dei cinesi?»”.