The Vanishing: la vera storia (irrisolta) dell’irraggiungibile faro delle isole Flannan

di Caterina Galloni
Pubblicato il 16 aprile 2019 7:46 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2019 7:36
The Vanishing faro isole flannan

The Vanishing: la vera storia (irrisolta) dell’irraggiungibile faro delle isole Flannan

ROMA – “The Vanishing”, Il mistero del faro, è un thriller basato su una storia vera: sulle isole Flannan, Scozia, tre guardiani del faro scomparvero senza lasciare traccia ed è un mistero ancora oggi  irrisolto. I corpi di James Ducat, capo guardiano, Thomas Marshall secondo assistente e Donald Mc Arthur, definito “guardiano occasionale” non furono mai trovati. Il 26 dicembre 1900, dopo aver festeggiato Santo Stefano sull’isola di Lewis, l’assistente guardiano Joseph Moore salì a bordo del piroscafo Herespus per raggiungere Eilean Mor dove sarebbe rimasto sei settimane in servizio. 

Sposato, con due bambini piccoli, il venticinquenne Moore era felice che il periodo di congedo fosse coinciso con il Natale, una coincidenza che probabilmente gli aveva anche salvato la vita. E The Vanishing, protagonista Gerard Butler, racconta dei tre uomini che Moore aveva salutato a Eilean Mor – “Grande isola” in gaelico – solo due settimane prima che scomparissero senza lasciare traccia.

Non avevano una barca, nessun corpo è mai stato trovato e ciò ha portato alcuni a ipotizzare che nelle isole Flannan, gruppo di sette a cui appartiene Eilean Mor, fossero presenti delle forze sovrannaturali. 

Le isole Flannan erano molto temute dai marinai e per una ragione: numerose navi erano naufragate sulle coste inesplorate, spesso nascoste da una fitta nebbia. In seguito, i corpi e le ossa delle vittime erano state ritrovate disseminate lungo le coste.

Per secoli gli unici segni della presenza dell’uomo, furono le rovine di una cappella dedicata a St. Flann, un monaco irlandese che visse lì nel VII secolo. In punto di morte, sembra avesse detto che considerava Eilean Mor come una presenza sinistra e vigile in grado di terrorizzare i pastori che traghettavano le pecore per farle pascolare e che si guardavano bene dal trascorrere la notte. 

Nel dicembre 1889, quando fu costruito un faro affinché con il suo occhio luminoso guidasse le imbarcazioni in uno dei tratti più selvaggi dell’ Atlantico del Nord, i locali delle Ebridi misero in guardia che l’intrusione avrebbe scatenato l’ira di St Flann.

E’ per questo che un anno dopo i guardiani del faro scomparvero? Un mistero che fino a oggi non ha trovato una risposta. 

Il primo segnale che qualcosa non andava fu quando l’SS Archtor, una nave mercantile in rotta da Filadelfia, era vicina a Eilean Mor verso la mezzanotte del 15 dicembre. Il Capitano notò che il faro era buio.

Riferì alle autorità portuali a Leith, vicino a Edimburgo, ma per qualche ragione l’informazione non raggiunse il Northern Lighthouse Board.

Quando Joseph Moore lasciò Lewis per unirsi ai tre guardiani si aspettava un caloroso benvenuto ma mentre il piroscafo si avvicinava a Eilean Mor, iniziò ad avere paura. Il pomeriggio invernale era buio ma nessuna luce era accesa. Era accaduto qualcosa. 

Quando il Capitano suonò il corno del piroscafo per attirare l’attenzione, dal faro non ci fu nessuna risposta. L’unica soluzione era mandare Moore a indagare. Si arrampicò sul pontile e corse sulla lunga scala di legno che zigzagava sulla parete rocciosa.

Vide che il cancello del recinto del faro era chiuso, così come la porta. Poi alzò lo sguardo e vide tre giganteschi uccelli neri appollaiati. Sembravano controllare ogni sua mossa.

Moore entrò nel faro in cui regnava assoluto silenzio, si diresse prima verso la cucina, normalmente l’accogliente centro della vita del faro che in quel momento aveva un aspetto sinistro: l’orologio si era fermato e la cenere nel camino era fredda. Una ballata sull’episodio, scritta nel 1912 da Wilfrid Wilson Gibson, descrive un pasto intatto sul tavolo, carne fredda, sottaceti e patate. C’era una sedia rovesciata sul pavimento e l’unico segno di vita era il canarino dei custodi, mezzo morto di fame sul trespolo.

Ciò che Moore vide chiaramente lo terrorizzò. Tornando sul pontile, implorò l’equipaggio della Hesperus di aiutarlo a perquisire l’isola minuscola. Non trovarono nulla.

Con riluttanza, Moore acconsentì a restare per occuparsi della luce. Non è difficile immaginare quanto spaventose furono le notti che seguirono: era solo nella stanza illuminata, ascoltava il vento che ululava mentre la lampada proiettava delle ombre. Il commissario del Northern Lighthouse Board, Robert Muirhead, arrivò tre giorni dopo per indagare e descrisse Moore in uno stato di “nervosismo”.

Il guardiano Thomas Marshall era single, gli altri due – James Ducat e Donald MacArthur – erano sposati, il primo aveva 4 figli e il secondo due. Il compito di dare la notizia alle vedove era toccato a Muirhead, che conosceva bene le famiglie.

Aveva visto per l’ultima volta i custodi il 7 dicembre, quando era uscito per un controllo di routine sui dipendenti. “Sono stata l’ultima persona a stringere la loro mano e salutarli”, scrisse all’epoca Muirhead.

L’ultima annotazione lasciata dai guardiani risaliva alla mattina del 15 dicembre,  sulla lavagna in cui annotavano le  condizioni meteorologiche e le attività quotidiane per il mantenimento del faro. Non scrissero nulla di particolare ma il fatto che il faro quella sera non fosse operativo fece pensare che fosse il giorno in cui erano scomparsi.

Moore e altri uomini effettuarono un’ispezione esterna dell’isola, rilevando ingenti danni nel pontile ovest dove le ringhiere della piazzola erano state piegate e deformate, un alloggiamento contenente un grosso salvagente era vuoto e del salvagente non vi era traccia, una grande roccia di diverse tonnellate era stata spostata e giaceva adesso a poca distanza e soprattutto una gru per il sollevamento di grandi carichi era stata divelta e piegata in più punti, con tutte le funi aggrovigliate nel suo braccio. Conclusero che i tre guardiani fossero andati a riparare un danno e travolti da un’onda. 

Il problema di questa teoria è che, mentre gli stivali, i mantelli e incerate di Ducat e Marshall erano scomparsi, quelli di Donald MacArthur erano ancora all’interno. Sembra improbabile che, con il tempo gelido, avesse lasciato il faro indossando solo magliette e sandali con la suola di corda.

Era possibile, naturalmente, che Ducat e Marshall si fossero trovati nei guai e che, ascoltando le grida di aiuto, MacArthur si fosse precipitato in loro aiuto.

Ma se aveva lasciato il faro in preda al panico, perché aveva perso tempo prezioso chiudendo sia la porta d’ingresso che il cancello del cortile? E perché nessuno dei corpi è mai stato trovato?

Nulla di tutto ciò aveva senso e, nei successivi anni, aumentarono le congetture. Tra le spiegazioni più fantasiose: i locali dicevano che i guardiani fossero stati trasformati in quei tre giganteschi uccelli che Moore aveva visto appollaiati.

Altri dicevano che fossero stati rapiti da una potenza straniera dopo aver visto qualcosa che non avrebbero dovuto possedere – forse una nave da guerra segreta. Oppure uno dei guardiani aveva ucciso gli altri due,  gettato i corpi in mare e si era poi suicidato lanciandosi in mare? 

Vincent Hayes Gaddis, autore americano specializzato in storie sensazionali del paranormale, aveva sbagliato nell’ipotizzare che i tre fossero morti in una violenta tempesta scatenata da una forza oscura soprannaturale?

In un libro scritto nel 1965, Gaddis cita delle scritte di  Thomas Marshall sul diario del faro. “Mai visto una tempesta simile”, è registrato il 12 dicembre. “Ducat tranquillo. MacArthur sta piangendo”. Il giorno successivo aveva aggiunto:”La tempesta è continuata per tutta la notte. Luce del giorno grigia. Io, Ducat e Mac Arthur abbiamo pregato”.

E’ stato ipotizzato che Gaddis avesse inventato quanto scritto da Marshall ma non è possibile saperlo: il diario è scomparso dopo l’incidente.

Questo potrebbe essere considerato sospetto: un documento ufficiale è stato veramente smarrito o  deliberatamente distrutto?

Se quanto citato da Gaddis fosse autentico, certamente non avrebbe aiutato le autorità ad assumere altri guardiani a Eilean Mor, sostituendo non solo i tre uomini scomparsi, ma anche Moore. Ha resistito solo altri tre mesi e poi chiesto un  trasferimento. Quel che è certo è che i faristi dovevano avere i nervi saldi, adattarsi ad ogni situazione ma che soprattutto sapessero sopportare la solitudine. 

L’isola attualmente è sede di un faro automatizzato che continua a illuminare un passaggio sicuro per chi naviga. Ma, fino ad oggi, non è riuscito a far luce sul destino dei tre guardiani, la cui esistenza è stata cancellata in quel fatidico giorno del 1900 anche se sono entrati nella storia e nella leggenda. (Fonte: Daily  Mail)