Thyssen, la condanna dei manager tedeschi applicabile in Germania. Ma resta un altro Appello

di Dini Casali
Pubblicato il 22 Febbraio 2019 14:40 | Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2019 14:40
Thyssen, la condanna dei manager tedeschi applicabile in Germania. Ma resta un altro Appello

Thyssen, la condanna dei manager tedeschi applicabile in Germania. Ma resta un altro Appello

ROMA – Il colpo di spugna della Germania sui manager tedeschi della Thyssen condannati in Italia, sembra al momento scongiurato. L’ordine di carcerazione dei due manager tedeschi della Thyssen Krupp, emanato in Italia del 2016, è applicabile anche in Germania. Lo ha deciso il Tribunale regionale di Essen, che si è pronunciato in proposito il 17 gennaio sul caso di Harald Espenhahn, e il 4 febbraio su Gerald Priegnitz. Secondo quanto ha spiegato il portavoce dello stesso Tribunale all’ANSA, i due manager hanno impugnato la decisione, presso la corte di appello di Hamm. E non potranno essere arrestati prima della pronuncia.

In Germania i due manager non potranno comunque scontare una pena superiore ai 5 anni di carcere, e cioè il massimo previsto per il reato di omicidio colposo, ha chiarito ancora il portavoce. La Cassazione, in Italia, aveva condannato Espenhahn a 9 anni e 8 mesi, e Priegnitz a 6 anni e 10 mesi, in seguito al rogo del 6 dicembre 2007, negli stabilimenti di Torino, dove morirono 7 persone.

La sorella di una vittima, “ci faranno morire tutti”. “Sono disgustata, ci hanno presi in giro fin dall’inizio. Con tutto quello che ci hanno fatto passare, ci stanno facendo morire uno dopo l’altro”. C’è amarezza nelle parole di Laura Rodinò, sorella di Rosario, uno dei sette operai morti nel rogo della Thyssen, per le vicende giudiziarie degli ultimi giorni. “Non posso immaginare che possa esserci ancora un altro appello”, aggiunge a proposito del ricorso dei manager tedeschi contro l’ordine d’arresto. “Siamo stufi, l’Italia non deve permettere una cosa del genere”.

“Quei due assassini sono stati condannati in Italia e devono rispettare la legge italiana, non ci importa niente di quella tedesca. Certo – aggiunge Laura Rodinò – sono contenta che i giudici tedeschi abbiano preso questa decisione, ma perché solo dopo tutto questo tempo e solo dopo che li abbiamo ‘stanati’ con la nostra battaglia? Ce ne hanno fatte passare talmente tante, che non possiamo non pensar male”. Ad accrescere la rabbia della donna, la notizia dei giorni scorsi che i due condannati italiani hanno lasciato il carcere e sono stati affidati ai servizi sociali. “Alla fine hanno ottenuto quello che volevano – dice – praticamente gli hanno concesso la grazia. E’ un’offesa per mio fratello e le altre vittime, per noi e per tutti i cittadini italiani. Non hanno ammazzato sette animali, ma sette persone – si sfoga – ma sono stati rispettati di più degli assassini che non mio fratello al cimitero”.

(fonte Ansa)