Tolosa, Prisca Boh racconta aggressione sessista su Fb: “Mi hanno rotto un polso”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2016 16:54 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2016 16:54
Tolosa, Prisca Boh racconta aggressione sessista su Fb: "Mi hanno rotto un polso"

Tolosa, Prisca Boh racconta aggressione sessista su Fb: “Mi hanno rotto un polso”

TOLOSA – Picchiata a Tolosa per essersi difesa dall’ennesima aggressione sessista di cui le donne sono vittime in strada. Prisca Boh ha raccontato su Facebook quanto le è accaduto. La donna di 37 anni ha raccontato di essere stata aggredita da tre uomini a Tolosa che prima l’hanno infastidita con commenti sessisti e poi, quando si è ribellata, l’hanno picchiata rompendole un polso e colpendola con un pugno in viso, facendola cadere in terra.

La donna ha ricevuto la solidarietà degli utenti di Facebook, raggiungendo le 10mila condivisioni in appena 48 ore dalla pubblicazione del post e superando in poco tempo i 71mila “mi piace”. Tutto inizia la sera di martedì 20 settembre. Prisca esce da un concerto ed entra in un negozio per comprare della cioccolata prima di tornare a casa, sono le 23,30. Mentre sta camminando nel quartiere St Michel di Tolosa sente tre uomini che le dicono: “Buonasera principessa”. E ancora: “Ciao bella”. Lei li ignora e loro si innervosiscono.

Gli uomini allora la seguono e iniziano a fare commenti sul suo fisico. Lei torna indietro e li affronta. Loro, spavaldi, le dicono che non sa bene non rispondere ad un saluto. Lei, in tutta risposta, gli dice che non è tenuta a rispondere, tanto più che durante tutto il giorno gli appellativi sessisti che ha ricevuto saranno stati tra i 10 e i 15 e che non ne può più.

I toni allora si alzano e uno di loro l’apostrofa: “Chiudi la bocca”. Lei, in tutta risposta, replica: “No, la bocca chiudila tu”. E’ allora che l’uomo la colpisce con violenza in viso, dandole un pugno e facendola cadere rovinosamente in terra. Prisca allora va in ospedale:

“Mi hanno detto che le ossa si sono sposate, ho il polso rotto e devo essere operata d’urgenza. Mi hanno aperta e mi hanno messo una placca di ferro. Devo restare qui due giorni. Provo forti dolori e la convalescenza prevista è di 3 mesi, tra terapia e rieducazione ecc. Prima e dopo sono colta da crisi di nervi. Tremo e piango. Due giorni in cui piango per la situazione delle donne. Piango per questa ultima aggressione, per l’umiliazione subita semplicemente perché sono una donna.

Allora, io ho appena 37 anni. Questo significa che da circa 25 anni subisco aggressioni di tutti i tipi: verbali, umiliazioni multiple, approcci sessisti, morali, sia per strada che a lavoro, violenza fisica e psicologica. E così via”.

La collera e la rabbia per quanto subito è alta e lo sfogo su Facebook placa solo in parte il dolore di questa donna, una delle tante vittime delle quotidiane aggressioni sessiste che si verificano per strada tutti i giorni. E se qualcuno volesse accusare, anche in questo caso, gli immigrati e le culture mediorientali e islamiche, lei stessa ricorda che il problema è dentro le nostre case:

“Precisazione. Il mio aggressore è un uomo caucasico. Dico questo così che i fascisti che vogliono usare la mia storia per dimostrare il loro odio razziale di lasciare perdere”.