Turchia, blitz contro sequestratori: tutti uccisi. Il giudice non ce l’ha fatta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 15:35 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 22:54
Turchia, commando rosso sequestra giudice Gezi Park. Ultimatum scaduto ma si tratta

Turchia, commando rosso sequestra giudice Gezi Park. Ultimatum scaduto ma si tratta

ROMA – Prima le esplosioni e gli spari. Poi l’arrivo di un corteo di ambulanze. Dopo diverse ore di stallo e di trattativa è scattato ad Istanbul le teste di cuoio hanno fatto irruzione contro il commando armato che ha sequestrato il giudice Mehmet Selim Kiratz. Nel blitz i sequestratori sono stati uccisi, mentre il giudice, rimasto gravemente ferito, è stato trasportato d’urgenza in ospedale, ma è morto sul tavolo operatorio.

Che a Istanbul fosse una giornata nera si era capito dal mattino. Prima un mega black out che ha lasciato senza energia e senza mezzi di trasporto più di mezzo paese, compresa Istanbul. Poi migliaia di persone sono scese  in piazza per protestare contro il governo. Una manifestazione con centro Gezi Park, luogo simbolo di una delle pagine più nere della storia turca: l’uccisione del quattordicenne Berkin Elvan. E in questa giornata nera è successo il peggio: un commando armato che irrompe nel tribunale di Istanbul e sequestra un giudice. Non uno a caso ma  Mehmet Selim Kiraz, il giudice dell’inchiesta su Gezi Park. Lo hanno sequestrato, imbavagliato, gli hanno puntato una pistola alla tempia e poi hanno scattato una foto. Sullo sfondo la loro bandiera rossa, quella del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C. 

Un’azione che per area politica, modalità, clima ricorda in qualche modo gli anni di piombo in Italia. E un’azione, nonostante le ultime notizie parlino di una “trattativa in corso” tra polizia e sequestratori che poteva finire soltanto in due modi: con un blitz relativamente “pulito” o con un bagno di sangue. Si è verificata la seconda.

Durante l’irruzione, nella zona del tribunale, sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco. Ma il giudice è stato catturato vivo. Ai sequestratori serviva per “trattare”. E l’amo che i sequestratori hanno gettato per la trattativa è stata proprio la foto, diffusa su Twitter, del magistrato con una pistola puntata sulla testa.

Volevano una “confessione” gli aguzzini. Da parte del poliziotto che ha sparato un lacrimogeno che colpì alla testa e uccise il quattordicenne Berkin Elvan. Per quel lacrimogeno Elvan morì dopo 9 mesi di coma, senza risvegliarsi mai.  C’è un ultimatum: le 15:36 ora di Istanbul. Allo scadere del quale, le trattative erano in stallo e la polizia ha deciso di intervenire con la forza.

Anche le richieste del commando avevao un vago gusto di anni di piombo. Chiedevano, per esempio, che il poliziotto in questione, dopo aver confessato in pubblico venisse giudicato da un ‘tribunale del popolo’ e fossero archiviate tutte le incriminazioni contro persone che hanno manifestato per protestare contro la morte dell’adolescente.

In questa giornata nera spiccano solo le parole di una persona, il padre di Elvan. Poche parole poi tragicamente smentite: “Mio figlio è morto: che nessun altro muoia. Non si può lavare il sangue con altro sangue”.