Ucraina, forze di Kiev bombardano a est: decine di morti tra i civili

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Agosto 2014 0:34 | Ultimo aggiornamento: 15 Agosto 2014 0:34
Ucraina, forze Kiev bombardano a est: decine di morti tra i civili

Bombardamenti a Donetsk (foto Lapresse)

KIEV – Non si fermano i combattimenti nell’Ucraina dell’est. Le due roccaforti separatiste di Donetsk e Lugansk continuano a essere dilaniate dai proiettili dell’artiglieria delle forze di Kiev e giovedì i morti sono stati decine, con numerose vittime tra i civili.

Sul campo di battaglia le truppe ucraine sembrano ora assediare i filorussi, e in serata hanno annunciato di aver circondato completamente Lugansk, dove da ormai 12 giorni mancano elettricità e acqua corrente e scarseggia il cibo. Kiev sostiene inoltre di aver ripreso il controllo della strada che dalla città porta al confine con la Russia, impedendo così l’arrivo di presunti carichi di armi e di miliziani dalla potenza vicina, accusata da tempo dall’Ucraina e dai suoi alleati occidentali di sostenere i separatisti.

Ed è proprio verso Lugansk che dovrebbe essere diretto il colossale (quasi 300 camion) convoglio umanitario russo da giorni al centro di un braccio di ferro sull’ingresso in territorio ucraino tra Mosca e Kiev, con quest’ultima che giovedì ha inviato una propria colonna di aiuti verso est e punta il dito contro il Cremlino sostenendo che voglia usare la missione come pretesto per un’operazione militare o per rifornire i separatisti.

Il convoglio di Mosca secondo i media locali si trova in questo momento nella regione russa di Rostov sul Don, a sud, da dove potrebbe entrare in Ucraina attraversando il confine direttamente nella regione di Lugansk occupata dai separatisti oppure in quella di Donetsk, ma solo dopo essere stato ispezionato a dovere dalle guardie di frontiera, e a patto che gli aiuti siano distribuiti dalla Croce rossa, un cui funzionario è già in contatto con i responsabili di Mosca.

Intanto, proprio mentre i loro uomini perdono terreno, due leader separatisti si dimettono dai loro incarichi. Valeri Bolotov ha lasciato “momentaneamente” il posto di “governatore popolare” di Lugansk a causa di una ferita, ma a destare scalpore sono soprattutto le dimissioni del ‘comandante Igor Strelkov’ (all’anagrafe Igor Ghirkin) da ministro della Difesa dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk. Strelkov è infatti considerato a Kiev il vero anello di congiunzione tra Mosca e i ribelli dell’est, e il governo ucraino sostiene che si tratti di un colonnello dei servizi segreti militari russi (Gru), mentre lui stesso dice di essere un “ex ufficiale”, ma dell’Fsb. Sul perché delle dimissioni non si sa al momento nulla.

IL BILANCIO: OLTRE 2.000 MORTI – Più di 2.000 persone hanno perso la vita dall’inizio della guerra, quattro mesi fa, e il numero delle vittime continua tragicamente a crescere. Mercoledì “molti civili” sono morti in un bombardamento d’artiglieria che ha colpito la zona est di Lugansk, e 15 persone sono morte nella regione di Donetsk, il cui capoluogo è stato colpito anche oggi in pieno giorno dai cannoni ucraini che hanno ucciso tra quattro e nove civili a seconda delle fonti. Ma i civili morti nella zona negli ultimi tre giorni – secondo il dipartimento sanitario regionale – sarebbero ben 74, e i feriti 116.

Uno scenario di fronte al quale la Russia definisce necessario un immediato cessate il fuoco, mentre lo stesso Dipartimento di Stato americano sollecita le forze di Kiev a dar prova di maggiore moderazione. Resta comunque sullo sfondo il deterioramento delle relazioni tra Mosca e l’Occidente, che in seguito alla crisi ucraina ha portato a una ‘guerra delle sanzioni’ potenzialmente catastrofica per l’economia mondiale. Ad accendere una flebile speranza è la dichiarazione del leader del Cremlino Vladimir Putin che, parlando ai deputati russi riuniti a Yalta (nella Crimea che Mosca ha strappato cinque mesi fa all’Ucraina), non ha fatto passi indietro sulla riannessione della penisola a Mosca, ma ha abbassato i toni sul fronte diplomatico: la Russia – ha detto – non deve “isolarsi dal resto del mondo”.