Ucraina, Ue compatta: arrivano le sanzioni. Bonino: “Crisi lunga”

di Marco Galdi (Ansa)
Pubblicato il 21 febbraio 2014 6:30 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2014 1:11

Riots in Kiev(ANSA) – BRUXELLES – L’Unione europea, “inorridita e profondamente sgomenta” dal bagno di sangue a Kiev, ha deciso che applicherà “sanzioni mirate” contro i “responsabili delle violazioni dei diritti umani, della violenza e dell’uso eccessivo della forza”. E’ previsto il congelamento dei beni, il bando dei visti di viaggio ed il blocco delle licenze di export dei “materiali per la repressione” dalla Ue verso l’Ucraina.

L’Europa considera Yanukovich “il primo responsabile della situazione”, ma non è ancora detto che sarà colpito direttamente, per ora. Per una volta però la Ue si mostra compatta e reattiva, mentre gli Usa hanno già inserito un primo gruppo di 20 funzionari ucraini nella lista nera dei loro visti. E la Casa Bianca, “indignata per l’uso delle armi da fuoco” della polizia e dei ‘berkut’, torna a chiedere al presidente ucraino “il ritiro immediato” delle forze di sicurezza, si dice pronta a individuare a colpire i responsabili dei massacri.

Mossa parallela, quella europea. L’applicazione delle sanzioni Ue sarà decisa in base agli sviluppi sul campo. Nelle conclusioni del Consiglio esteri straordinario che si è tenuto a Bruxelles non è indicato alcun nome, la lista sarà fatta dai gruppi di lavoro (Cops e Relex, cui partecipano diplomatici e funzionari dei 28) che incroceranno i dati a disposizione. Non è escluso che ci possa entrare anche il nome di qualche leader estremista, come chiesto apertamente da molti Paesi, come Olanda e Danimarca. La gradualità dell’azione è però importante, come aveva sottolineato Emma Bonino arrivando alla riunione, “perché la crisi sarà lunga”.

Così come per l’Europa è “inevitabile”, ha sottolineato il capo della Farnesina, mantenere un dialogo con Mosca “magari fermo e duro” ma pur sempre un dialogo, “perché la priorità è evitare che esploda il Paese”. Ma la strada è in salita. Un giornalista della tv russa in conferenza stampa chiede alla Ashton se la Ue non si senta responsabile di aver fomentato gli scontri, fa un parallelo con la Bosnia e chiede perché due pesi e due misure. Ashton respinge tutto con indignazione: “Sono stata io a Maidan, sono stata lì ed ho visto che erano manifestazioni pacifiche e cosa faceva la polizia”.

I 28 hanno trovato l’unanimità in poco meno di tre ore, facendo scattare la macchina giuridica, mentre tre di loro, il francese Fabius, il tedesco Steinmaier ed il polacco Sikorski sono a Kiev nella missione “in nome e per conto della Ue” chiesta dalla ‘ministra degli Esteri’ europea Catherine Ashton. I tre hanno avuto una serie di incontri con Ianukovich, il primo addirittura di 5 ore, e con i tre leader dell’opposizione ‘moderata’ di cui la Ashton ha riferito gli esiti durante il Consiglio.

E’ stato deciso che i tre – che inizialmente sarebbero dovuti rientrare a Bruxelles oggi pomeriggio – resteranno a Kiev almeno fino a domani. “Un segnale positivo”, osservano fonti europee. Ma Sikorski twitta immagini di una Kiev in fiamme, in cui lo stesso Ianukovich è costretto a spostare la sede dell’incontro per non restare intrappolati negli scontri.