Ue, infrazione contro l’Italia sulla responsabilità civile dei giudici

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2013 12:35 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2013 12:36
Il presidente della Commissione europea Barroso

Il presidente della Commissione europea Barroso

BRUXELLES – L’Italia protegge troppo i giudici quando si tratta di responsabilità civile del loro operato. Per questo la Commissione Ue ha deciso di aprire una procedura d’infrazione contro il nostro Paese per i limiti posti alla responsabilità civile dei giudici nell’applicazione del diritto europeo. L’iniziativa nasce dal mancato rispetto della condanna decretata per lo stesso motivo dalla Corte di giustizia Ue nel novembre 2011.

La proposta di aprire una nuova procedura d’infrazione, secondo quanto appreso dall’Ansa, è stata preparata dal servizio giuridico della Commissione che fa capo direttamente al gabinetto del presidente Josè Manuel Barroso. Secondo fonti comunitarie, ”se entro i prossimi mesi l’Italia non si adeguerà alla prima sentenza della Corte sarà deferita nuovamente ai giudici europei. Con il concreto rischio, questa volta, di dover pagare anche sanzioni pecuniarie”.

Bruxelles si è in pratica limitata a constatare che a quasi due anni dalla prima condanna, l’Italia non ha fatto quanto necessario per eliminare la violazione del diritto europeo constatata a suo tempo. La prima sentenza emessa dai giudici europei ha decretato che la legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati li protegge in modo eccessivo dalle conseguenze del loro operato, ovvero rispetto agli eventuali errori commessi nell’applicazione del diritto europeo (oggi circa l’80% delle norme nazionali deriva da provvedimenti Ue).

Due in particolare le ragioni che hanno portato Commissione e Corte ha censurare la normativa italiana giudicandola incompatibile con il diritto comunitario. In primo luogo, osservano fonti europee, la legge nazionale esclude in linea generale la responsabilità dei magistrati per i loro errori di interpretazione e valutazione. Inoltre, la responsabilità dello Stato scatta solo quando sia dimostrato il dolo o la colpa grave. Un concetto, quest’ultimo, che secondo gli esperti Ue la Cassazione ha interpretato in maniera troppo restrittiva circoscrivendola a sbagli che abbiano un carattere ‘manifestamente aberrante’.