Vive in Gran Bretagna da 52 anni: perde il lavoro e scopre di essere clandestina

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 aprile 2018 6:29 | Ultimo aggiornamento: 17 aprile 2018 23:38
Sarah O'Connor

Sarah O’Connor

LONDRA – Sarah O’Connor dopo aver pagato regolarmente le tasse per 30 anni è stata “bollata” come immigrata clandestina.

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E’ accaduto ad una donna che vive a Londra. E il Daily Mail commenta che si tratta di un fallimento che fa vergognare la Gran Bretagna. O’Connor, quando nel 1966 arrivò in Gran Bretagna dalla Giamaica aveva solo sei anni. Come molti della sua generazione, era stata affidata ai nonni mentre la madre, giovane e non sposata, andava a cercare lavoro in Gran Bretagna.

Quando la mamma si sposò, si stabilì a Wolverhampton, ebbe altri tre figli, e finalmente si riunì con Sarah ma non è c’è stato un lieto fine e la vita della donna è stata piena di sfide. Ha lavorato sodo, affrontando tutto, scrive il tabloid britannico, si è sposata, ha avuto cinque figli e quattro nipoti e, negli ultimi 20 anni, ha vissuto felicemente in una bella casa a Dagenham, nella zona est di Londra. “Ho sempre pensato a me stessa come a un’inglese e molto orgogliosa di far parte di questo Paese”, dice Sarah, ora 57enne. “O almeno lo ero.”

L’estate scorsa il suo mondo è crollato. A giugno, ha perso il lavoro come commessa in un negozio di computer dove aveva lavorato per oltre 16 anni. Quando è andata all’ufficio di collocamento, le è stato detto che non aveva diritto al sussidio. “Sono abituata a lavorare. Ho sempre lavorato, così quando mi è stato detto che non avevo diritto a nulla…” Lo scandalo dei migranti caraibici è stato etichettato come una vergogna nazionale e c’è chi chiede le dimissioni del ministro dell’Interno Amber Rudd per come ha gestito la crisi, commenta il tabloid britannico.

La Rudd ha ammesso di non sapere se i migranti dei Caraibi, arrivati nel Regno Unito in buona fede dopo la seconda guerra Mondiale, siano stati erroneamente mandati via oppure no. I ministri, inizialmente sembravano ammettere che alcuni erano stati “orrendamente” cacciati, poi insistito che non l’avevano fatto, successivamente affermato di non saperlo.

E’ emerso che i funzionari del governo si erano rifiutati di incontrare i rappresentanti dei paesi caraibici per discutere sui casi di chi era arrivato in Gran Bretagna dalla fine degli anni ’40 agli anni ’70 per aiutare a ricostruire il Paese del dopoguerra. Il problema di Sarah O’Connor era che non aveva un passaporto britannico valido. Come immigrata Windrush, una delle 500.000 persone che lasciarono le Indie Occidentali tra il 1948 e il 1970 per venire in Gran Bretagna, aveva sempre avuto diritto a un passaporto. Non aveva mai avuto il tempo di fare la richiesta. “Avevo una patente di guida, pagato tasse e previdenza sociale per oltre 30 anni, ma non ero mai uscita dal Paese per cui non avevo mai avuto bisogno di un passaporto. Dopo tutto questo, ho dovuto sentirmi dire che sono un’immigrata clandestina!”.

Ovviamente, non lo è. Ai sensi della Legge sull’immigrazione del 1971, a tutti i cittadini del Commonwealth che già vivevano nel Regno Unito veniva concesso un permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Determinata, Sarah ha iniziato a fare domande di lavoro: “Non mi importava cosa facessi, volevo solo lavorare”. Con suo orrore, ha scoperto che non era possibile: qualsiasi potenziale datore di lavoro ora chiedeva di vedere un passaporto valido. Il più duro dei colpi: quando a sei anni era arrivata a Londra aveva un passaporto giamaicano, stava andando da una madre che non conosceva, dai nuovi fratelli e parlava pochissimo l’inglese.

“Per mesi continuavo a scappare, ero terrorizzata, il mio patrigno mi picchiava e le cose non andavano bene”. Dopo un po’ di tempo dal suo arrivo, Sarah fu data in affido fino ai 18 anni. Ha cercato di migliorare la sua vita, studiato psicologia e sociologia per diventare assistente sociale e aiutare le persone. Poi, l’incontro con Paul, a 25 anni è nata la prima figlia e lei svolgeva qualsiasi lavoro. Dopo 19 anni di matrimonio, il divorzio: si è ritrovata senza impiego, i debiti sono aumentati ed è stata costretta a vendere l’auto.

Non poteva permettersi la tassa di 1.200 sterline per la naturalizzazione, tappa obbligatoria per richiedere un passaporto britannico, ed era perseguitata dal timore della deportazione in un paese ormai sconosciuto: “Sono nata in Giamaica ma non è casa mia!”. ‘Sono diventata molto depressa e ansiosa. Non riuscivo a dormire perché improvvisamente non appartenevo a questo Paese”. Nonostante tutto, o forse proprio per ciò che ha passato, Sarah ha deciso di lottare per i diritti come cittadina britannica.

Non sarebbe stato più semplice e più giusto darmi il passaporto? Le leggi sull’immigrazione sembrano punire le persone che come me, hanno lavorato per ottenere tutto ciò che possiedono”. Il Ministero degli Interni ha infine accettato di rinunciare alla tassa di 237 sterline per la carta di soggiorno biometrica che le conferisce il diritto di lavorare nel Regno Unito ed è potuta  tornare al lavoro come addetta alle pulizie  part-time. “Sono solo 294 sterline al mese. Preferirei lavorare e potermi mantenere”.

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