William Joyce, nazista inglese impiccato per tradimento. Solo un buffone? Biografia dice…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 dicembre 2016 7:10 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2016 7:19
William Joyce, nazista inglese impiccato per tradimento. Un buffone? Biografia dice...

William Joyce, nazista inglese impiccato per tradimento. Un buffone? Biografia dice…

LONDRA – Lord Haw Haw, al secolo William Joyce, il più famoso speaker in lingua inglese della radio tedesca, fu impiccato per alto tradimento, lesa maestà e vilipendio alla Corona, e giustiziato mediante impiccagione nel 1946, a 40 anni. William Joyce era un politico, attivista e conduttore radiofonico britannico, che aderì alla British Union of Fascist e diventò il più stretto collaboratore di Oswald Mosley, leader del partito.

A Berlino, fu impiegato alla radio del Reich e conduceva la trasmissione Germany Calling molto seguita anche in Gran Bretagna e fu chiamato Lord Haw-Haw (Lord Sghignazzo) da un giornalista inglese per i versi che faceva mentre andava in onda.

In una nuova biografia, “Searching for Lord Haw-Haw: the Political Lives of William Joyce” di Colin Holmes, emerge un nuovo ritratto di Lord Haw Haw, un uomo che non resisteva alla tentazione della parlantina e che, se avesse taciuto, forse non sarebbe stato catturato, riporta il MailOnline.

In fuga nel nord della Germania, tre settimane dopo la fine della guerra nel maggio 1945, avvistò un paio di soldati dell’esercito britannico che raccoglievano legna da ardere. Invece di sgattaiolare via in silenzio, Joyce si sentiva così invincibile da chiamarli e dire:”Qui ci sono altri pezzi”.  I soldati, purtroppo per lui, erano dell’intelligence britannica. La voce era loro familiare, avevano ascoltato quando alla radio lodava Hitler e imprecava contro Churchill definendolo un traditore agli ordini dei suoi “padroni ebrei”.

Aveva parlato di sconfitte inglesi e minacciato che segrete “armi di rappresaglia” erano sul punto di devastare l’Inghilterra. Poche settimane prima, ubriaco affermava a Berlino:“Ich liebe Deutschland! Heil Hitler e addio”.
Uno dei soldati, mette mano alla pistola e gli chiede:”Ma tu sei William Joyce, vero?”.

Il conduttore radiofonico cerca nelle sue tasche il passaporto falso,i militari pensano sia un’arma, gli sparano e cade a terra ferito. Dopo anni di insulti al popolo britannico per conto del Terzo Reich, cercando così di minare il morale, stava succedendo a lui.

Il modo farsesco della sua cattura ha confermato ciò che molti pensavano di Joyce: che era un buffone che non aveva fatto un graffio alla Gran Bretagna. Si è sostenuto che era un accidentale traditore, semplicemente bloccato in Germania quando è scoppiata la guerra e risucchiato dalla propaganda. Il suo processo, in seguito, ha sollevato preoccupazioni giuridiche nelle classi intellettuali: non poteva essere considerato colpevole di tradimento poiché era americano, non inglese, di nascita.

E’ andato coraggiosamente incontro alla morte, la notte prima aveva giocato a scacchi in cella, il che sembrava confermare la visione di un uomo attaccato al suo credo politico, semplicemente coinvolto in eventi che lo hanno travolto.
Ma la visione così benigna di Joyce, non è condivisa da Colin Holmes, professore di storia: rivela che era un bullo, uno spaccone, picchiava la moglie, ubriacone e libertino.

Politicamente, era un impegnato nazista e odiava gli ebrei e non vale la pena sprecare simpatia per lui, scrive Holmes: non era altro che un piccolo Hitler sbruffone della specie più spregevole.

Nato a Brooklyn, New York, da genitori di origine irlandese e cresciuto a Galway in Irlanda, dove si trasferirono quando aveva 3 anni. Un ragazzo intelligente, con un’alta opinione di se stesso e una fissazione su Napoleone, arrivato in Inghilterra da adolescente per entrare nell’esercito ma non fu mai stato accettato per motivi di salute: il che per l’autostima fu un duro colpo.

Poi, fu coinvolto dalla politica, divenne un attivista, si panoveggiava come un prussiano mentre sfilava, le labbra sottili atteggiate a un sogghigno, si è fatto crescere i baffi come Hitler e lo imitava nella pettinatura.

Il look tedesco da fumetto, fu completato da una cicatrice che attraversava la guancia, partiva dall’orecchio destro al lato della bocca, lasciata da una rasoiata inferta da un avversario politico. Sostenne sempre che fu opera di un comunista ebreo ma, secondo il libro di Holmes, a punirlo fu l’IRA per le precedenti attività anti-repubblicane, quando era a Galway.
Direttore di propaganda del BUF, riteneva Mosley troppo morbido sull’antisemitismo e il rapporto si interruppe. Nel 1936 fondò la  British Union of Fascists and National Socialists, diventò in un certo senso l’agente della propaganza nazista e qualche tempo prima dello scoppio della guerra, con la moglie Margaret, si trasferì in Germania.

Partirono e successivamente affermò che avrebbero voluto tornare indietro ma rimasero bloccati a causa dello scoppio della guerra.

Secondo Holmes, al contrario, Joyce stava perseguendo una sua strategia: era convinto che la Gran Bretagna così com’era dovesse essere distrutta dalla Germania e rimanere sotto il controllo nazista. Sarebbe tornato come salvatore del paese indossando la svastica.

Se le cose fossero andate male, pensava di poter salvarsi grazie alla cittadinanza americana che l’avrebbe protetto da ritorsioni britanniche.
A Berlino, Joyce si è presentato al ministero degli esteri tedesco come una potenziale recluta ed è stato indirizzato al ministero della propaganda, a capo c’era Josef Goebbels, e in pochi giorni, realizzò la sua prima trasmissione radio.
Per Goebbels, quando Joyce mandò in onda le sue opinioni che alle orecchie dei britannici erano di morte e distruzione, il conduttore era “Eine Perle”, un vero e proprio gioiello. La Germania era in marcia, proclamava il conduttore. Caduta la Francia, la Gran Bretagna sarebbe stata la prossima. Definì il primo ministro, Winston Churchill, come “bavoso, bastarda e bugiardo” e gongolava quando gli aerei tedeschi bombardavano a tappeto Londra.

Il suo linguaggio era stravagante, il tono inquietante ma alcuni ascoltatori inglesi non se la prendevano. Era solo il vecchio Haw-Haw che blaterava da Berlino, sintonizzati per una sana risata.
Ma, scrive il MailOnline, ciò non era del tutto vero. La Gran Bretagna, in particolare nel 1939-40,era più in fermento di quanto si voglia ammettere. La maggior parte dell’Europa era sotto il dominio nazista, circolavano voci dal parlamento al pub, di un accordo col dittatore.
Joyce ha giocato pericolosamente sullo stato d’animo delle persone che cercavano un’alternativa alla guerra o semplicemente, avevano paura del futuro.
Un militare ha ammesso che Lord Haw Haw “parla un casino e il 75% delle sue affermazioni sono bugie ma, di tanto in tanto, colpisce nel segno e allora ti fa pensare”.

Quando ha iniziato a trasmettere da Berlino, inevitabilmente alcune persone hanno cominciato a credegrli. Il morale, in qualche modo, è stato influenzato. Le sue notizie sulle navi inglesi affondate, spesso erano false ma hanno creato angoscia inutile alle famiglie.
Ma la sua influenza non era limitata ai radioascoltatori: per sfornare più bile ha scritto un libro, “Twilight over England” (Tramonto dell’Inghilterra), in cui faceva un ritratto del declino del paese sotto generazioni di politici corrotti e avidi ebrei.

E’ stato mandato dai prigionieri di guerra nei campi tedeschi, nella speranza di minare la loro fedeltà.
Ma lontano dal suo microfono e dalla scrivania, la vita di Joyce era fuori controllo. Beveva eccessivamente e fumava una sigaretta dopo l’altra. Litigava con la moglie e la picchiava. Entrambi avevano amanti, con l’arrogante pretesa di Joyce che diceva alla moglie che avrebbe potuto “scatenare profondi desideri carnali in ogni donna”.

A un certo punto hanno divorziato, poi si sono riconciliati e risposati ma la convivenza è sempre stata difficile. Il vero problema è che lei rifiutava di baciare la terra su cui lui aveva camminato, Joyce pensava che tutto gli fosse dovuto.
La Gran Bretagna, nel 1940, sfidò Hitler e invece di perseguire l’invasione che avrebbe messo Joyce in una posizione di potere in patria, il Fuhrer puntò sull’Unione Sovietica.

Anche su questo fronte le cose andarono male. Il progetto nazista si stava disgregando. Avrebbe potuto andare diversamente, rifletté Joyce pensando a se stesso con enorme autostima: i suoi padroni nazisti, semplicemente non avevano fatto buon uso del suo talento.
Affermava:”Se solo fossi stato vicino al vecchio (Hitler), la sconfitta della Germania non sarebbe accaduta”.

Vedeva se stesso come uno dei pilastri del nazismo. Ma in Germania, in realtà, era un signor nessuno. Non ha mai incontrato Hitler o stretto la mano di Goebbels. Eppure la sua fede nel fascismo non venne mai meno, anche in mezzo ai resti bruciati del Terzo Reich.

“Il mio sacrificio non sarà vano”, dichiava. “Un giorno, dalle rovine d’Europa, emergerà trionfante l’idea per la quale ho combattuto: il nazionalsocialismo come salvatore dell’Occidente”. Ma è rimasto abbandonato nella parte sbagliata della storia e si aspettava di pagare il prezzo. Nel processo all’Old Bailey, la gente lo riteneva colpevole di essere andato contro il paese in uno dei momenti più difficili, di aver collaborato con il nemico e meritare l’impiccagione. Il MI5 concordava, era un traditore.
Gli avvocati erano in un vicolo cieco. Era alto tradimento o si trattava solo una spia, un sabotatore? E per quanto riguarda la sua vera nazionalità? Se era cittadino americano, quale era il suo reato in base alle leggi britanniche?
L’accusa sostenne che il luogo preciso di nascita era irrilevante. Joyce aveva sempre affermato di essere britannico, il che era un motivo sufficiente per esigere la sua fedeltà.

Fu condannato anche dalle sue stesse parole. Nel libro, il tentativo di minare la lealtà del prigionieri britannici è l’ammissione di un tradimento quotidiano.
In 23 minuti la giuria lo dichiarò colpevole. Lord Haw-Haw, con sorpresa di tutti visto che amava tanto il suono della sua voce, non disse nulla, si limitò a un sorriso con aria di sfida.

L’appello confermò il verdetto, il ministro degli Interni rifiutò di commutare la pena.
In pochi versarono lacrime per lui, ma per molto tempo dopo l’esecuzione, si parlò di Joyce. In alcuni ambienti giuridici, il verdetto suscitava disagio, una sorta di accusa sulla “caccia al sangue”.

Allo stesso modo, alcuni anni dopo, l’avvocato Luigi Blom-Cooper parlando del caso ha detto:”la legge inglese è venuta meno alle sue più alte tradizioni”.
Ciò, scrive il MailOnline, potrebbe anche essere vero. La legge si era occupata della nazionalità e poi del suo collo.
Ma il più grande crimine di Haw-Haw è stato quello di sostenere la parte sbagliata e i vincitori hanno preso la loro rivincita.