18 maggio si riapre tutto, tranne Piemonte e Lombardia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Maggio 2020 10:47 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2020 10:54
18 maggio si riapre tutto, tranne Piemonte e Lombardia

18 maggio riapre tutto (Ansa)

ROMA – Un’altra settimana, dal 18 maggio si rialzeranno le saracinesche di bar e negozi, ristoranti e parrucchieri, senza aspettare il 1° giugno.

In tutte le regioni, tranne sicuramente la Lombardia e molto probabilmente il Piemonte.

Stabilimenti balneari e palestre, nonostante le pressioni dei governatori, dovranno aspettare la data programmata del 1° giugno.

“Tagliando” incoraggiante, Lombardia e Piemonte osservate speciali

Il “tagliando” imposto dal governo è incoraggiante, la ripresa col freno a mano tirato sembra aver scongiurato la temuta impennata della curva dei contagi.

Scendono (quindi rassicurano) tutti i parametri decisivi per giudicare bontà e successo delle misure di contenimento del contagio, ovunque tranne Lombardia e Piemonte che restano osservate speciali e assieme assommano quasi il 50% dei contagiati nelle ultime 24 ore.

La conferma indiretta dell’anticipo di riapertura arriva dal ministro Boccia, il più risoluto nel fronteggiare le pretese degli scalpitanti presidenti di Regione, ha riconosciuto che ci sono le condizioni per una riapertura differenziata. 

Giovedì gli scienziati decidono, nel weekend il decreto

Giovedì prossimo, dati alla mano, il Comitato tecnico scientifico darà il sospirato via libera che consentirà al presidente del Consiglio di varare il prossimo decreto nel fine settimana.

A una settimana dall’allentamento del lockdown e in vista delle ‘pagelle’ alle regioni che determineranno le ulteriori riaperture della Fase 2, l’Italia registra i dati migliori da due mesi quanto a nuovi contagi da coronavirus e vittime.

I numeri scontano il calo dei tamponi nel fine settimana, ma restano comunque incoraggianti.

I morti sono 165 in un giorno, il dato più basso dal 9 marzo – giornata di ‘chiusura’ del Paese – i nuovi casi appena 802, mai così pochi dal 6 marzo, prima del lockdown.

Nessuna vittima in cinque Regioni

Cinque regioni – Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta, Basilicata e Molise – e la Provincia autonoma di Bolzano non fanno registrare vittime nelle ultime 24 ore.

In Lombardia ve ne sono state 62, ancora in calo, e in Piemonte 36.

Più indietro, tra le quattro regioni più colpite dalla pandemia, l’Emilia Romagna con 18 morti e il Veneto con 14, tutte le altre hanno incrementi a una sola cifra.

Da tenere d’occhio le terapie intensive

Da tenere d’occhio il dato delle terapie intensive, che secondo il ministero della Salute non dovranno avere più del 30 per cento dei letti occupati da pazienti Covid; in caso contrario scatterà l’allarme nella regione.

Il calo dei ricoveri, giunto al 28/esimo giorno di fila, è oggi di soli 7 unità (134 il giorno precedente), mentre in Lombardia, dopo una flessione di 70 sabato, i pazienti più gravi sono tornati a salire di 18.

Entro giovedì però si valuteranno per ogni regione numero di contagiati quotidiani, R con 0 (indice di contagiosità, sceso in Italia sotto la soglia di allarme di 1) e posti di terapia intensiva occupati, tra gli altri parametri.

Giovedì saranno passati 10 giorni dal 4 maggio, avvio delle prime riaperture e del ritorno a una parziale libertà dei cittadini.

Un lasso di tempo già sufficiente per stimare i nuovi casi positivi, tenendo conto dell’incubazione media del Covid-19.

Un positivo ogni 64,4 tamponi (1,6%)

I dati di oggi della Protezione civile – con 51.678 tamponi fatti, in netto calo rispetto ai 69.171 del giorno precedente – registrano un rapporto tra test e casi individuati all’1,6% (un malato ogni 64,4 tamponi).

Da ricordare sempre che almeno il 40% dei test sono ripetuti su uno stesso caso, ma la percentuale resta comunque la più bassa di sempre, pari a quella di sabato.

Le vittime ufficiali del coronavirus in Italia sono arrivate alla cifra, inimmaginabile due mesi e mezzo fa, di 30.560, ma il tributo giornaliero di morti della malattia scende a 165, il più basso da oltre due mesi (sempre tenendo conto del calo dei tamponi).

Ancora una volta sotto la soglia dei 200, i deceduti sono come previsto dagli esperti il dato che è più difficile veder scendere. (fonte Ansa)