Cronaca Italia

Crema, ragazzino dipendente da videogame tolto alla famiglia

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Crema, ragazzino dipendente da videogame tolto alla famiglia

CREMONA – Un ragazzo di 14 anni dipendente dai videogame è stato tolto alla famiglia. Il giudice del Tribunale dei minori di Brescia ha ordinato il trasferimento del ragazzino in una comunità. Il ragazzino ha rifiutato di abbandonare la casa dei genitori e ha visitato la comunità dove dovrebbe essere ospitato e se non lo farà sarà prelevato dai carabinieri.

Pier Giorgio Ruggeri sul sito Il Giorno ha intervistato la mamma del ragazzino, che ha spiegato che dopo la sentenza il giovane aveva abbandonato la PlayStation per tornare a scuola. Mercoledì 15 novembre però il ragazzo ha visitato la comunità dove dovrebbe essere trasferito e ora ha paura di uscire di casa:

“Cosa è successo mercoledì?
«Ci hanno portato a vedere la comunità dove mio figlio dovrebbe andare e ci hanno ribadito che se opporremo resistenza arriveranno i carabinieri. Questo ha terrorizzato il ragazzo, e non va più a scuola perché ha paura di vedere irrompere in classe i carabinieri. Unico aspetto positivo, l’insegnante di sostegno, quando ha saputo quel che capita, si è offerto di venire a casa a dargli lezione. Comincerà lunedì».

Ma lunedì scade il termine e verranno a prenderlo.
«Sì. Prima avrebbero dovuto venire mercoledì, poi venerdì. Adesso lunedì. Con il mio avvocato stiamo preparando l’appello alla decisione del giudice. Ma non lascerò mai andare via mio figlio contro la sua volontà. Non ci separeranno tanto facilmente»”.

La donna dice di aver cercato assistenza per il figlio quando ha iniziato ad essere dipendente dai videogame, ma di non aver ricevuto aiuto:

“Ma lei non ha nulla da rimproverarsi?
«Certamente anche io ho delle responsabilità in quanto madre. Forse posso rimproverarmi di non aver saputo gestire nel modo corretto il problema sin dall’inizio, quando si è presentato».

Come è possibile che non abbia ricevuto adeguata assistenza?
«Perché i rapporti con le due donne della tutela minori del Comune di Crema sono pessimi. Ho chiesto al sindaco di cambiare referenti, ma mi è stato risposto che non c’è personale: queste sono e restano».

E da dove nasce il conflitto con queste persone?
«Tre anni fa ho avuto un problema e allora il giudice dei minori aveva deciso di prendere mia figlia, allora 15enne, e di mandarla in comunità. I miei genitori, con lettera raccomandata, si erano dichiarati disponibili a ospitare la ragazza. Questa lettera non è stata fatta vedere al giudice, anzi al magistrato era stato riferito l’esatto contrario e quando sono riuscita a comunicargli che i miei genitori aspettavano la ragazza, il giudice si è arrabbiato molto con le due assistenti»”.

 

La figlia è poi tornata a casa, dopo essere fuggita dalla comunità, e ora il problema si sta ripresentando anche con il figlio di 14 anni:

“«Il giudice ha decretato che in questo frangente avrei dovuto essere aiutata, ma io dal 2016 non ho mai visto le persone preposte alla tutela dei minori. Loro sono andate dal magistrato e hanno detto di aver provato di tutto, ma che la situazione non è cambiata. Per questo motivo il Tribunale ha deciso di mandare il ragazzo in comunità. Quando sono venute a dirmelo, a metà di ottobre, mio figlio si è spaventato moltissimo. Mi ha consegnato la PlayStation e ha cominciato a frequentare la scuola. Ma chi di dovere non ha mai messo piede a scuola per verificare quel che succedeva e come si comportava il ragazzo. Loro vogliono portarmelo via ma io non glielo darò. I miei genitori sono disposti a ospitarlo. Anche stavolta questa disponibilità non è stata<WC1> riferita al giudice»”.

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