Maglietta No Tav al lavoro: licenziata educatrice carcere

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Ottobre 2015 11:03 | Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre 2015 11:04
Maglietta No Tav al lavoro: licenziata educatrice carcere

(Foto Lapresse)

TORINO –Licenziata per una maglietta “No Tav” e per un abbraccio con una attivista vicina agli anarchici: è la storia di Angela Giordano, educatrice a contratto che ha perso il posto di lavoro nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino dove lavorava fino a questa estate.

Almeno questa è la versione che lei stessa ha raccontato a Jacopo Ricca di Repubblica, proprio all’indomani della sentenza che ha prosciolto lo scrittore Erri De Luca dall’accusa di istigazione a delinquere per aver parlato di “sabotare la Tav” durante un’intervista.

Angela Giordano è rimasta senza lavoro il 17 settembre. Prima dell’estate aveva indossato una maglietta “No Tav” mentre faceva terapia con i propri pazienti. Il 30 settembre la sospensione è stata confermata dalla guardia all’ingresso del carcere, che le ha detto che il permesso d’accesso le era stato negato per “motivi di sicurezza”. A rendere definitiva la sospensione è stato il direttore del penitenziario, Domenica Minervini. 

La motivazione ufficiale, riferisce Ricca su Repubblica, fa riferimento a due episodi: “Essersi intrattenuta scambiando baci e abbracci con simpatizzanti dell’area anarco-insurrezionalista” ed aver pubblicato sul suo profilo Facebook numerose fotografie di anarchici recentemente arrestati”.

 

Scrive Ricca:

“Tutto però è iniziato con una maglietta, indossata prima dell’estate, dove campeggiava la scritta No Tav .Una t-shirt di quelle comprate per finanziare la lotta contro il treno ad Alta velocità che non è passata in osservata e ha suscitato le critiche dei superiori: «Non è un abbigliamento consono, può essere visto come una provocazione» gli avvertimenti fatti all’educatrice che da quel momento aveva smesso di mettere la maglietta e non si sarebbe aspettata di perdere il lavoro per quello.

La donna conferma di essere simpatizzante del movimento No Tav, ma assicura di non aver mai avuto rapporti con gli anarchici e l’incontro cui si fa riferimento nel provvedimento è avvenuto a metà settembre, quando era stato organizzato un presidio in solidarietà degli otto arrestati dove uscendo del lavoro è stata chiamata da una sua amica che partecipava alla manifestazione. E anche le foto, ancora visibili sul suo profilo social, ritraggono i giovani che avevano assaltato il cantiere di Chiomonte e che non appartengono all’area anarchica, ma all’autonomia torinese.  Il suo legale, Roberto Lamacchia, spera che si sia trattato di un malinteso: «Non era mai successa una cosa simile e le motivazioni che abbiamo non rispondono alla realtà – spiega l’avvocato – Nei prossimi giorni cercheremo di ottenere una revoca».