41 bis, Consulta: via il divieto di scambio di oggetti di scarso valore tra detenuti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Maggio 2020 18:52 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2020 18:52
41 bis, Ansa

41 bis, Consulta: via il divieto di scambio di oggetti di scarso valore tra detenuti (foto Ansa)

ROMA – La Corte Costituzionale fa cadere il divieto assoluto per i detenuti al 41 bis di scambiarsi oggetti di vita quotidiana di modico valore, come generi alimentari o prodotti per l’igiene personale e della cella.

Divieto che sinora vigeva anche tra i reclusi appartenenti allo stesso “gruppo di socialità”.

Per i giudici è una norma “inutilmente afflittiva” , perché senza accrescere la sicurezza impedisce una pur minima modalità di socializzazione, hanno stabilito i giudici, appellandosi ai principi costituzionali della ragionevolezza e della funzione rieducativa della pena.

Si tratta di una pronuncia destinata a far discutere anche dopo le varie polemiche sulle scarcerazioni dei boss legate all’emergenza Coronavirus.

Esprime “preoccupazione” il presidente dell’Antimafia Nicola Morra, ricordando che la guerra alla mafia non ammette “esitazioni o concessioni”.

“Nel pieno e doveroso rispetto della Consulta, della sua indipendenza e giudizio, non posso non esprimere una legittima preoccupazione: un nuovo pronunciamento toglie il divieto di scambio di oggetti tra detenuti del 41bis dello stesso gruppo di socialità.

A ridosso della commemorazione di Capaci, dopo aver concluso un lungo e complesso lavoro della Commissione sul 4bis, proprio a seguito di un altro pronunciamento della Consulta, sento l’obbligo di sottolineare che il regime 41bis si è rivelato, nel corso degli anni, uno dei principali e più efficaci strumenti di contrasto della criminalità organizzata.

Uno strumento necessario per il nostro Paese a cui è stato dichiarata guerra dalle mafie”.

 “Ancora di più – dice Morra in una nota –  voglio ricordare che il circuito detentivo speciale è finalizzato a evitare che esponenti delle consorterie mafiose, in stato di detenzione, si avvalgano del normale regime penitenziario per continuare ad impartire ordini agli affiliati sul territorio e per mantenere inalterata la loro leadership, che si manifesta anche con forme e modalità di supremazia all’interno delle carceri.

Ribadisco che è dovuto pieno e incondizionato rispetto al l’indipendenza della magistratura ma altrettanto doveroso il rispetto nel ricordare che la guerra alle mafie si vince non avendo mai nessuna esitazione o concessione”. (Fonte: Ansa).