Abdel Maijd Touil, era al Bardo o in Italia? Il mistero del passaporto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2015 9:23 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2015 11:34

ROMA – Terrorista secondo la Tunisia, ragazzo tranquillo secondo familiari e conoscenti: uno che mangia spesso alla Caritas e due volte a settimana va a studiare italiano. Su  Abdel Maijd Touil, il marocchino di 22 anni arrestato il 20 maggio con l’accusa di essere uno degli organizzatori della strage al museo del Bardo di Tunisi, sono tanti gli aspetti ancora da chiarire.

Innanzitutto il dove si trovava il giorno dell’attentato. Perché se da Tunisi sono convinti che era tra gli attentatori, da Gaggiano ci sono amici, parenti e anche qualche conoscente che assicurano di averlo visto in paese. L’alibi “perfetto” glielo può fornire il centro dove studia italiano: se veramente era lì, come sostenuto da parenti e insegnanti, l’impianto accusatorio degli 007 di Tunisi vacillerebbe. E non poco.

Intanto il fratello di Touil nella mattinata del 21 maggio ha mostrato all’agenzia Ansa il quaderno dove Abdel appuntava le lezioni di italiano. Là la data incriminata, quella del 19 marzo c’è, e risultano fatte le esercitazioni della giornata. Ovvio che non si tratti di una prova decisiva e non manipolabile. Sta di fatto che il quaderno in questione non è stato sequestrato e che, insieme alle parole dei suoi insegnanti, contribuisce ad infittire il mistero.

I dati certi, su Touil, per ora sono pochi. Di sicuro (come mostrano le foto in fondo a questo articolo)  c’è che è arrivato su un barcone partito dalla Libia. Era metà febbraio quando i migranti sbarcano a Porto Empedocle. L’arrivo del marocchino, come riporta Pietro Colaprico su Repubblica, rischia di finire subito con un ritorno in patria:

Con il Marocco non esiste trattato sull’immigrazione, Touil riceve il “foglio”, quella “intimazione” che dice di lasciare il territorio nazionale italiano entro quindici giorni. Se Touil conserva “la carta”, le nostre forze di polizia conservano la sua immagine e i dati anagrafici. Tant’è vero che ieri il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati può scrivere: “È emersa l’efficacia della banca dati (…) per accertare in tempo reale i precedenti movimenti ” di Touil e arrestarlo per l’articolo 270 bis, terrorismo internazionale.

Touil disobbedisce all’ordine di lasciare l’Italia. Prende una corriera e arriva a Gaggiano dove vive la mamma. E qui c’è il mistero. Secondo la famiglia non si muove più. E soprattutto è a Trezzano sul Naviglio a studiare italiano nel giorno di metà marzo in cui i terroristi compiono una strage al museo del Bardo. Di cose che non tornano ce ne sono diverse: per esempio la mamma di Touil che va in questura a denunciare lo smarrimento del portafoglio del figlio. Di solito un terrorista non ha problemi a trovare un documento falso. Sicuramente non va a farsi segnalare dai carabinieri.  Per inciso, proprio grazie a quella denuncia il marocchino è stato identificato e arrestato. Una “ingenuità” poco compatibile con il profilo di un freddo attentatore.

Anche per questo, dopo l’arresto, sono scattate le verifiche. Perché i primi ad avere dubbi, come riportato su Repubblica da Simone Bianchin, sono proprio i pm. Le parole degli insegnanti di Trezzano (lui quel giorno era qui) pesano e non poco.  Tra gli investigatori, insomma, prevale la prudenza. Anche perché, al di là delle psicosi e dei dubbi, l’intelligence italiana resta sicura di un fatto: “Il pericolo terrorismo non viene dai barconi”.