Aborto farmacologico: Piemonte come Umbria, vietare la Ru486 in day hospital

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Settembre 2020 13:12 | Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2020 13:12
Aborto farmacologico Piemonte

Aborto farmacologico: Piemonte vuole vietare Ru486 in day hospital (Ansa)

Nuovo conflitto Stato-Regioni (di centrodestra) sulla Ru486: il Piemonte vuole vietare la somministrazione in day hospital della pillola abortiva.

Niente somministrazione di aborto farmacologico in Piemonte nei consultori.  Stop alla distribuzione in Day Hospital alla fine dell’emergenza Covid, raccordo delle istituzioni con i movimenti pro vita.

Aborto farmacologico, Piemonte: stop Ru486 in day hospital

Sono le linee guida che la Regione Piemonte potrebbe approvare a breve sull’aborto farmacologico, con una apposita delibera.

In contrasto con quelle del ministero della Salute, pubblicate da poco dal Ministero della Salute che accolgono il parere del 4 agosto del Consiglio superiore di Sanità.

Ci aveva provato già l’Umbria

Consiglio convocato per il medesimo tentativo, in Umbria, della presidente Donatella Tesei: abolire la delibera della precedente amministrazione che permetteva il day hospital.

Le linee guida stabiliscono anche che la Ru486 può essere somministrata fino alla nona settimana di gravidanza.

L’iniziativa in Piemonte, anticipata dalle pagine locali della Stampa, è dell’assessore Maurizio Marrone. Che ad agosto aveva attivato l’avvocatura regionale contro il governo.

“La Regione – nella persona di Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia nella giunta di Alberto Cirio – vuole ribaltare la posizione assunta dal ministero della Salute ai primi di agosto sulla pillola abortiva Ru486.

Abolizione dell’obbligo di ricovero dall’assunzione fino alla fine del percorso assistenziale (si svolgerà in day hospital) e possibilità di assumere il farmaco fino alla nona settimana”.

In contrasto con le linee guida del Ministero della Salute

Il parere del Consiglio superiore di Sanità è stato accolto da forti polemiche da parte del mondo ‘pro life’, contrario all’estensione. Che invece, si legge anche nella circolare ministeriale, è la prassi in molti altri paesi.

E tiene conto della raccomandazione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla 9° settimana di gestazione.

E “delle più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci”. (fonte Ansa)