“Aborto prima causa di femminicidio”. Parla l’autore dei manifesti: “Una donna che abortisce è omicida”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 maggio 2018 6:46 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2018 14:50
"Aborto prima causa di femminicidio". Parla l'autore dei manifesti: "Una donna che abortisce è omicida"

“Aborto prima causa di femminicidio”. Parla l’autore dei manifesti: “Una donna che abortisce è omicida”

ROMA – Intervistato da Radio Cusano [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play], parla l’autore dei manifesti contro l’aborto apparsi in questi giorni a Roma:

“Volevamo – dice Filippo Savarese, direttore delle campagne Citizengo Italia – provocare un dibattito su un tema divisivo, scottante e doloroso. Un tema che ricorre nei 40 anni dalla legge sull’aborto. Vogliamo esprimerci e affermare le nostre opinioni. Ci sono milioni di italiani contrari all’aborto, dobbiamo sfondare il muro mediatico che ci circonda. Siamo soddisfatti del risultato, stamattina ne hanno parlato tutti i giornali. Abbiamo scelto questo profilo perché abbiamo voluto attaccare l’ipocrisia di un certo femminismo che si preoccupa della difesa della donna ma non se ne preoccupa davanti alla vita nascente. Il parallelo tra aborto e femminicidio nasce da un parallelo precedente. Noi crediamo che la vita umana sia da tutelare fin dal momento del concepimento. L’aborto è un omicidio, interrompere la gravidanza di una donna è un omicidio. Una donna che abortisce è un omicida, è chiaro, è evidente”. 

Savarese è un fiume in piena: “Le affissioni di quei cartelloni sono state fatte nella notte tra il 13 e il 14 maggio su spazi non comunali attraverso un’agenzia di affissione che ha i suoi spazi in concessione. Abbiamo speso circa 3500 euro per questa campagna. Noi pretendiamo che venga tutelata la nostra libertà d’espressione. Nessuno chiede che tutti condividano le nostre idee, ma non possono obbligarci a non esprimere. Il Comune è andato in panne, inizialmente credevano che avessimo affitti questi cartelloni sui loro spazi, poi si sono resi conti che avevamo utilizzato spazi non comunali. La campagna è in vista della marcia per la vita che si svolgerà sabato a Roma. Il dibattito sull’aborto deve rimanere vivo e accesso. Si parla sempre e soltanto del diritto di scelta ma non si mette mai la donna di essere davvero nelle condizioni di scegliere. La legge 194 va superata. Noi siamo qui a parlare perché siamo stati concepiti e non siamo stati abortiti. La libertà di scelta della donna? Libertà di scelta di fare cosa! Di sopprimere una vita che è già nata? Non c’è soltanto la donna, c’è anche un altro essere umano, totalmente indifeso, che non viene tenuto in nessuna considerazione. Sono stato minacciato di morte, ma non mi interessa. C’è una enorme disinformazione scientifica su quello che avviene durante la gravidanza. L’aborto delle donne vittima di violenza? Nessuno dice che certe scelte siano facili, ma bisogna concentrarsi sul fatto che una vita è nata, e una vita nata non deve pagare lo scotto di violenze perpetrate da altri”.