Abu Omar, motivazioni Corte Costituzionale: “Segrete anche operazioni coogestite”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 febbraio 2014 7:33 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2014 22:46
Abu Omar, motivazioni Corte Costituzionale: "Segrete anche operazioni coogestite"

Abu Omar, motivazioni Corte Costituzionale: “Segrete anche operazioni coogestite”

ROMA, – Il segreto di stato vale per tutte le attività degli 007. Lo ha stabilito la Corte costituzionale secondo cui “sarebbe arbitrario, e dunque invasivo delle prerogative” del Governo, “l’assunto secondo il quale il vincolo del segreto dovrebbe intendersi circoscritto alle sole operazioni che avessero coinvolto ufficialmente i Servizi nazionali e stranieri”.

La Corte lo scrive  nelle motivazioni della sentenza con cui ha accolto i ricorsi sul segreto di Stato presentati dalla Presidenza del Consiglio nei conflitti di attribuzione verso Cassazione e Corte d’appello di Milano nell’ambito della vicenda Abu Omar. Dunque, sì all’apposizione del segreto non solo per le operazioni deliberate “ufficialmente” dai vertici dei servizi, ma anche per quelle “cogestite”, come è avvenuto con la Cia, nel caso del rapimento dell’imam Abu Omar, un’operazione di “extraordinary rendition” avvenuta a Milano nel 2003.

Ciò in considerazione del fatto, scrive la Consulta, che

“la disciplina del segreto involge il supremo interesse della sicurezza dello Stato-comunità alla propria integrità e alla propria indipendenza, interesse che trova espressione nell’articolo 52 della Costituzione”.

In questo ambito

“il Presidente del Consiglio dei ministri gode di un ampio potere discrezionale, sul cui esercizio è escluso qualsiasi sindacato dei giudici comuni, poiché il giudizio sui mezzi idonei a garantire la sicurezza dello Stato ha natura politica”.

Nella sentenza, firmata dal presidente Gaetano Silvestri e dal relatore Paolo Grossi, la Consulta ribadisce anche che

“l’apposizione del segreto da parte del Presidente del Consiglio dei ministri non può impedire che il pubblico ministero indaghi sui fatti di reato, ma può inibire all’autorità giudiziaria di acquisire ed utilizzare gli elementi di conoscenza coperti dal segreto”.

La Corte sottolinea quindi l’errore della Cassazione, che il 19 settembre 2012 ha annullato con rinvio la sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli imputati – su tutti l’ex numero uno del Sismi Nicolò Pollari – ritenendo che il segreto non coprirebbe le condotte “extrafunzionali” degli agenti dei servizi dal momento che l’operazione non sarebbe riconducibile né al Governo né al Sismi. Il segreto, spiega infatti la Corte Costituzionale, era stato opposto su tutta l’operazione e nessuna limitazione poteva derivare dalla riconducibilità o meno delle azioni a “formali ‘deliberazioni’ governative o dei vertici dei Servizi”. Della pronuncia della Corte costituzionale si dovrà prendere atto nella prossima udienza del processo prevista in Cassazione il prossimo 24 febbraio. .

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