Abusava di auto blu e buoni pasto: condannata dirigente della Croce Rossa

Pubblicato il 9 Novembre 2010 14:39 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2010 18:33

Confermata, dalla Cassazione, la condanna, per aver utilizzato le ‘auto blu’ per fini personali ed essersi impossessata di buoni pasto che non le spettavano, nei confronti della presidente pro tempore della sezione femminile della Croce rossa di Legnago.

La donna senza successo ha cercato di scrollarsi di dosso il verdetto di colpevolezza sostenendo che i ticket erano di ”infimo valore” e che l’utilizzo delle vetture di servizio era ”solo momentaneo”.

Ma i supremi giudici hanno respinto la tesi ‘minimalista’ dell’imputata e hanno convalidato la pena stabilita dalla Corte di Appello di Milano il sei maggio 2008. Alla dirigente della ‘Croce rossa’ è stata concessa la condizionale.

In particolare, la Suprema Corte ha ritenuto sussistente il reato di peculato, nonostante la linea difensiva di Valeria V. avesse l’obiettivo di scrollarsi di dosso la qualifica di ”incaricata di pubblico servizio” in quanto la normativa in materia sarebbe a suo dire ”lacunosa”. In proposito i supremi giudici le hanno risposto che ”i dipendenti della ‘Croce rossa’ rivestono la qualifica di incaricati di pubblico servizio perchè l’ente predetto presta, comunque, un pubblico servizio in conformita’ a quanto statuito da legge e regolamenti”.

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