L’accademia della Crusca: “Troppi termini inglesi nell’italiano giuridico”

Pubblicato il 1 ottobre 2010 20:54 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2010 20:54

Il linguaggio giuridico italiano ”sta cambiando soprattutto grazie all’influenza dell’inglese”, e le parole importate arricchiscono lo stesso ordinamento giuridico. E’ l’opinione del professor Federigo Bambi dell’ Università di Firenze, responsabile scientifico del convegno ‘L’italiano giuridico che cambia’, promosso  dall’accademia della Crusca.

Un grave problema per i giuristi è infatti quello dell’esattezza della traduzione: due parole dal significato all’apparenza identico come ‘contratto’ e ‘contract’ indicano in realtà concetti differenti. ”Accade spesso – spiega Bambi – che termini giuridici inglesi vengano tradotti male: ad esempio, un termine inglese come ‘transaction’ vuol dire accordo giuridico patrimoniale, ma molto spesso viene tradotto con ‘transazione’, che nel nostro ordinamento e’ qualcosa di diverso, perché è un contratto specifico col quale le parti prevengono o pongono fine ad una lite tra di loro. Non è un accordo generico. Traducendo così possono sorgere grossi problemi in sede applicativa: in quei casi ci si rimette alla sensibilita’ dell’interprete”.

Non potendo però sempre fare affidamento a tale sensibilità, si finisce sempre più spesso per importare termini stranieri, prevalentemente inglesi, cosi’ come sono: ”Vengono lasciati nella loro veste originaria – dice lo studioso di storia del diritto – come è successo col latino. Un termine come ‘leasing’ viene lasciato nella sua forma originaria, anche se ci sarebbe la possibilità di traduzione con locazione finanziaria. Un altro termine di cui molto spesso si abusa è ‘governance’ che potrebbe essere tradotto come ‘governo’, nel senso di alta amministrazione”.

Quello che interessa di piu’ i giuristi, tuttavia, è il fatto che con tali importazioni ”la lingua diventa il veicolo – spiega ancora Bambi – per introdurre nel nostro ordinamento un diverso istituto. E sotto il profilo giuridico c’è sempre e comunque il problema di valutare la compatibilità di questo nuovo istituto, espresso da quella lingua straniera, con la tradizione giuridica dell’ordinamento ricevente”.

Il professore non ritiene comunque che l’abuso di termini stranieri possa complicare ulteriormente un linguaggio, quello giuridico, scarsamente padroneggiabile dai profani: ”Il linguaggio ha bisogno anche di termini tecnici. Parole come ‘prescrizione’ e ‘usucapione’ non potranno essere sostituite”.