Acerra, speronata dal fratello perché fidanzata con un trans: Maria Paola Gaglione cade dallo scooter e muore

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Settembre 2020 13:01 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2020 8:24
Acerra, speronata dal fratello perché gay: Maria Paola Gaglione cade da scooter e muore

Acerra, speronata dal fratello perché gay: Maria Paola Gaglione cade dallo scooter e muore (Foto Ansa)

Inseguita e speronata dal fratello per una relazione gay. Maria Paola muore a 22 anni.

Scrivono l’Ansa e i giornali locali che il fratello l’avrebbe inseguita in sella al suo scooter, speronandola fino a farla cadere, perché aveva una relazione gay. Sarebbe morta così Maria Paola Gaglione, 22 anni appena, sulla strada tra Caivano e Acerra, in provincia di Napoli.

La tragedia, secondo quanto riferisce la stampa locale, sarebbe il drammatico epilogo di una relazione, quella tra Maria Paola e la sua compagna transgender, osteggiata dalla famiglia. 

Secondo il racconto dell’Ansa le ragazze, l’altro ieri sera, erano in viaggio da Caivano ad Acerra quando sono state raggiunte dal fratello 25enne della vittima. Secondo l’accusa le avrebbe inseguite per parecchi minuti, cercando con i calci di farle cadere dallo scooter in corsa.

Poi in una curva, il mezzo ha perso aderenza finendo fuori strada. Maria Paola è morta sul colpo, mentre la compagna è rimasta ferita. 

Il pestaggio a terra

Il racconto dell’Ansa riporta poi un ulteriore dettaglio che, se confermato, sarebbe brutale: ancora a terra la ragazza sarebbe stata poi brutalmente picchiata dal ragazzo che la accusava di aver plagiato la sorella. La giovane ferita è stata portata in una clinica della zona, le sue condizioni non sono gravi.

Il ragazzo è stato invece fermato dai carabinieri. Quando ha speronato lo scooter della sorella, le notte dell’11 settembre scorso, e si è reso conto di averla uccisa è rimasto lì davanti al corpo riverso al suolo in via Etruschi, nelle campagne tra i comuni di Caivano e Acerra.

Ai carabinieri che lo arresta vano avrebbe detto di aver fatto una “stupidaggine”, ma che voleva “darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata”.

Inizialmente rispondeva di lesioni personali, morte come conseguenza di un altro delitto e violenza privata, ma la sua posizione si è aggravata. Adesso è accusato di omicidio preterintenzionale e violenza privata aggravata dall’omofobia.

Sua sorella Maria Paola, sarebbe morta per l’impatto contro un tubo per l’irrigazione dei campi, che le ha provocato ferite profonde alla gola.

Don Patriciello: “La causa è assenza di cultura”

“La storia di Maria Paola è molto triste, non ci ho dormito. Ho battezzato lei e il fratello, quest’ultimo l’ho anche sposato qualche anno fa”.

A parlare affranto è Don Maurizio Patriciello, parroco al Parco Verde di Caivano (Napoli), divenuto noto qualche anno fa per le il caso della piccola Fortuna Loffredo, tanto da meritarsi l’appellativo di “Parco degli Orrori”.

Don Maurizio conosceva sia la famiglia Gaglione che quella della compagna di Maria Paola, Cira, che però ha scelto di farsi chiamare Ciro. Entrambe le famiglie risiedono al Parco Verde.

“Non credo volesse davvero uccidere la sorella – spiega Don Maurizio –  forse voleva darle una lezione, saranno le indagini a stabilirlo; di certo non era preparato culturalmente a vivere la relazione della sorella con un’altra donna”.

“Non sapevo della relazione tra le due ragazze – prosegue don Patriciello – ma sapevo della scelta di Ciro, che rispetto; per loro non sarà stato facile. Ancora oggi queste persone fanno fatica a farsi accettare”.

Il sacerdote teme che la situazione possa degenerare, specie sui social, dove la madre del ragazzo ha scritto un post di difesa del figlio. “Sui social ho letto brutti commenti, attacchi tra le famiglie, ma è necessario stare calmi e attendere che le indagini facciano il proprio corso”. Nei prossimi giorni don Maurizio officerà i funerali della ragazza. 

Gay Center: “Bisogna cambiare Ddl omofobia”.

“La morte di Maria Paola Gaglione, 18enne di Caivano del Parco Verde, Napoli, è la storia di una ragazza lesbica, non accettata dalla famiglia che maltrattava per questo lei e la compagna accusata di averla “infettata con l’omosessualità”.

E’ il commento di Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center: “Storia terribile, finita venerdì con lo speronamento del motorino e l’aggressione alla compagna, da parte del fratello di Paola, mentre fuggivano per la libertà. Il Fratello è ora agli arresti, come appreso dalla stampa”.

“Quanto accaduto, dimostra quanto siano duri i contesti che da tempo denunciamo con il nostro numero verde Gay Help Line 800 713 713”, afferma Marrazzo.

“Per questo serve una legge seria contro l’omotransfobia, che prevenga situazioni di questo tipo e che senza dubbi condanni le dichiarazioni che vedono l’omosessualità come una malattia o qualcosa di inferiore, mentre l’emendamento “Salva Opinioni Omofobe”, voluto da Costa (ex FI) ed approvato dalla maggioranza, renderebbe queste espressioni lecite”.

“Espressioni e pregiudizi per i quali Paola è stata uccisa. Questo emendamento va cambiato e vanno resi certi i supporti per i centri di protezione, da noi richiesti e previsti dalla legge contro l’omotransfobia, che potevano garantire una protezione e la libertà a Paola e alla compagna, che ora la commissione bilancio sembra volere ulteriormente limitare”.

“Chiediamo giustizia per Paola, il colpevole non è solo il fratello, ma anche gli altri familiari che la hanno maltrattata ed hanno consentito quanto accaduto senza proteggerla e senza denunciare”, conclude Marrazzo. (Fonte: Ansa).