Acqua sta finendo, riserve sono metà di 7 anni fa

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 6 novembre 2017 10:13 | Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2017 10:13
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Nella foto Ansa, i livelli sempre più bassi dell’acqua

ROMA – Acqua, domenica 5 novembre ne è venuta giù un bel po’ più o meno in tutta Italia. Ad Ostia due passi da Roma centro quei pochi che sono andati a votare l’hanno fatto sotto nubifragio, a Roma partita di calcio Lazio-Udinese rinviata e acqua dal cielo a Firenze, Reggio Emilia, Genova…Quindi è stata una domenica dove la siccità è apparsa…un pesce fuor d’acqua.

Ma una domenica di pioggia e neanche due o tre settimane di precipitazioni cambiano e cambieranno le cose. Aiuteranno a dimenticare, sorvolare, rimuovere. Ma non cambia e non cambierà che l’acqua a disposizione della collettività, l’acqua per l’agricoltura, i campi, gli allevamenti, l’industria e per il consumo domestico, insomma l’acqua che crediamo eterna e senza limiti sta finendo.

Acqua, nel 2010, sette anni fa, negli invasi e bacini ce n’era una riserva potenziale di 2.317 milioni di metri cubi. Oggi, sette anni dopo, la riserva è dimezzata ed è scesa a 1.066 milioni di metri cubi. Laghi, fiumi, torrenti, falde hanno visto in Italia asciugarsi la loro portata e diminuire profondità della metà più o meno esatta. In sette anni la metà dell’acqua in Italia se n’è andata, non c’è più.

E questo, racconta Paolo Baroni su La Stampa, fa dire a chi studia e misura l’approvvigionamento idrico che “difficilmente arriveremo alla prossima stagione estiva con disponibilità idriche nella media”. Tradotto: la prossima estate non avremo per campi, industrie, negozi e case l’acqua che crediamo di poter avere, non avremo la solita e abituale disponibilità d’acqua.

Alla notizia la reazione standard della gente e della politica, degli amministratori e dei cittadini è un’alzata di spalle e al massimo uno scongiuro. I più raffinati addebitano il problema alla siccità e non sbagliano certo. Però la siccità è un po’ come il terremoto. Il terremoto non uccide da solo, lo fa in complicità con chi costruisce case ed edifici che crollano sulle persone. Così la siccità asseta di più, molto di più di chi l’acqua la spreca, non la sa conservare e distribuire, proteggere. Cioè asseta di più coloro che fanno spallucce, scongiuri, pensano l’acqua a casa loro sia diritto divino e coloro che lasciano marcire acquedotti, condutture e invasi. Cioè noi.