Carmelo Chiaramonte, lo chef a processo per la cannabis: “Volevo curare la depressione con il cibo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Settembre 2019 - 09:01 OLTRE 6 MESI FA
I prodotti sequestrati dai Carabinieri

I prodotti a base di marijuana sequestrati dai Carabinieri allo chef Carmelo Chiaramonte.

ROMA – Lo chef Carmelo Chiaramonte, 50 anni, è stato arrestato dai carabinieri a Trecastagni (Catania) perché trovato in possesso di due piante di marijuana, di mezzo chilo di infiorescenze di canapa indiana e di vino e barattoli di olive, caffè e tonno aromatizzati alla cannabis.

Il cuoco, molto popolare anche per aver partecipato a Geo&Geo e ad alcuni programmi del canale Gambero Rosso, è accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: tra questi barattoli di olive con l’etichetta “Santa Caterina SballOlives” ed una bottiglia di vino con l’etichetta “Kannamang”.

“Sono uno chef piccolo, non milionario, non stellato, non ho un ristorante – dice lo chef – Non capisco questo accanimento: io sperimentavo la cannabis in cucina per me, soltanto per me. Per curare una depressione che mi affligge da due anni, da quando io e la mia compagna abbiamo vissuto un gravissimo lutto”.

Lo chef deteneva due piante di cannabis alte due metri e mezzo, mezzo chilo di infiorescenze di canapa indiana e alcuni barattoli di cibi trattati alla marijuana.

“Due di olive, due di tonno — precisa lo chef — uno di liquore e uno di caffè, che ho consegnato spontaneamente ai militari: loro si erano concentrati sulle piante”. Sull’etichetta c’era scritto “Santa Caterina SballOlives” e “Kannamang”.

“Sì, erano piccoli campioni per me. Sapevo di operare al di fuori della legge coltivando cannabis ma avevo bisogno di curarmi. E lo volevo fare in modo naturale, senza antidepressivi. All’inizio fumavo, poi ho provato con il cibo: diluivo i principi attivi nell’olio, e in effetti ho placato insonnia e ansia”. Le accuse sono di coltivazione di stupefacenti e commercio di alimenti alterati. “Ma, come ha scritto il giudice nell’ordinanza, non ci sono indizi relativi alla vendita”, dice l’avvocato difensore Rita Faro. Che in una nota spiega come “lo chef abbia di recente approfondito, in linea con un filone di ricerca internazionale, gli aspetti relativi all’effetto della cannabis nella terapia del dolore e, in particolare, quelli legati alla somministrazione alimentare”.

“Sì — aggiunge lui —. Ho partecipato a numerosi convegni scientifici sulla terapia del dolore, parlando di cucina della gioia per i malati oncologici. Studio la cucina mediterranea dal terzo secolo avanti Cristo e so che i grandi filosofi hanno sempre usato sostanze naturali per entrare nel momento magico. Oggi non si può non considerare il lato medicamentoso di queste piante”.

Il processo si terrà in febbraio. Chiaramonte è amareggiato: “Sono incensurato, mi avevano garantito che non sarebbero uscite le mie generalità e mi spiace leggere di spaccio o vendita. Non è vero. In Sicilia si monta tutto, vivo in una terra teatrale”.

Fonte: Il Corriere della Sera.