Un adesivo giallo sulla bara, marchio sulle vittime Covid. Lo strazio di una figlia, la solitudine dei morenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Dicembre 2020 14:45 | Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre 2020 14:48
Adesivo giallo sulla bara

Adesivo giallo sulla bara delle vittime Covid e la solitudine nei reparti (Ansa)

Un adesivo giallo sulla bara. L’estremo oltraggio del virus su chi ha avuto la sventura di contrarre e arrendersi alla malattia: complici i rigidissimi protocolli sanitari. 

Commuove e fa pensare il grido disperato raccolto dal Corriere della Sera di una figlia che si è vista portare via il padre anziano ma in salute in una ventina di giorni. Senza mai poterlo vedere, nemmeno assistere.

Isolato dal mondo per le strettissime misure di prevenzione, ma così costretto a una solitudine e un abbandono a personale anche sollecito ma  – con una muta da marziani che atterrisce – necessariamente impersonale.

Adesivo giallo sulla bara a marchiare la vittima covid

Il particolare macabro che richiama inevitabili brutte analogie, l’adesivo giallo a marchiare la vittima del morbo del secolo, riassume lo strazio.

“La settimana prima del suo ricovero ha caricato e scaricato dall’auto una mountain bike da adulto. Dopo solo tre giorni di tosse e febbre è stato portato da noi all’ospedale, dove è entrato con i suoi piedi e dove più di un medico lo ha definito un caso non critico”, racconta la donna con dolore a Daniela Rinaldi del Corriere.

“La situazione ha iniziato a degenerare inesorabilmente dopo 48 ore, quando un uomo che non si è mai allontanato dalla famiglia si è ritrovato solo, spaventato e circondato da estranei vestiti da marziani”.

Davvero in questi mesi non siamo riusciti a far fronte a questa umanissima esigenza, quella di poter lottare contro il virus circondati dall’affetto familiare?

Perché la tuta di protezione non può funzionare per un solo caro a malato?”

“Tutti i medici con cui ho parlato in questi giorni hanno sottolineato che dai 70 anni in su uno stato di ‘disorientamento’ in ospedale è normale, tale disorientamento è più o meno grave a seconda della persona, ma in tutti i casi si ritorce contro il recupero del malato”.

“Perché in 9 mesi non si è fatto nulla per evitare di costringere malati e parenti a un simile strazio? Perché la tuta di protezione funziona per medici, infermieri, inservienti e non può funzionare anche per un solo caro a malato?”. (fonte Corriere della Sera)