Aereo caduto. Psicanalista, ”Non depressione ma un momento di follia”

Pubblicato il 29 Marzo 2015 15:08 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2015 15:08
Un malato di depressione

Un malato di depressione

ROMA – “Non è stato un suicidio depressivo quello di Andreas Lubitz, ma un momento di follia. La definizione di ‘depressione’ come causa del suo gesto e’ inesatta e puo’ generare inutili angosce nella vasta fascia di popolazione affetta, in modo più o meno grave, da sindrome depressiva”. Così Claudia Spadazzi, psicanalista della Spi (Societa psicoanalitica italiana) commenta le ultime notizie relative all’aereo della Germanwings precipitato in Francia.

“Nascondere la sua malattia alla compagnia aerea può essere indice del fatto che non aveva neppure chiara la percezione delle proprie condizioni psichiche, negate o comprese a tratti”, afferma Spadazzi, sottolineando anche che la frase del copilota, “Un giorno il mondo parlerà di me”, anche se estrapolata dal contesto è difficile da analizzare, “poteva forse essere un campanello d’allarme”.

“E’ doloroso immaginare gli otto lunghissimi minuti di agonia del comandante, trascinato verso la morte sua e dei passeggeri in una condizione di totale impotenza- rileva- e anche se è più facile identificarsi in un inerme passeggero, pietà merita anche il giovane pilota, non assassino , ma spaventosamente solo nel suo ‘forsennato’ tentativo di fuggire una condizione psichica di angoscia”.

“Nella storia dell’aviazione esiste un precedente, del 9 Febbraio 1982, che potrebbe offrire alcune analogie: un DC8 della Jal ebbe un incidente vicino all’aeroporto di Haneda a Tokyo, in cui morirono 24 persone e 150 rimasero ferite, che si dimostrò essere causato dalla deliberata intenzione di schiantarsi del comandante, che insieme al co-pilota si salvo”, conclude Spadazzi. ”In un’intervista egli affermo’ che ‘qualcosa gli intimava di gettarsi verso il suolo per lasciarsi alle spalle un’angoscia intollerabile’.