Aereo caduto. Psichiatra, copilota forse non depresso ma in preda a paranoia

Pubblicato il 27 Marzo 2015 11:48 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2015 11:48
I resti dell' Airbus 320

I resti dell’ Airbus 320

PISA – ”La diagnosi di depressione fatta da colleghi è molto rischiosa, ed io ei non mi sento di asserire che il copilota fosse un depresso o un bipolare sulla base dei fatti in esame”. Lo dice alla Stampa Giovanni Battista Cassano, psichiatra, professore emerito all’Università di Pisa, esperto di depressione e di disturbo bipolare.

“Partiamo dal fatto che il cervello può ammalarsi in qualsiasi momento e coinvolgere funzioni che portano ad alterazione del giudizio, della critica, del controllo degli impulsi, della coscienza della realtà e alla produzione anche improvvisa di deliri megalomaniaci senza per forza appartenere a un disturbo bipolare o a una depressione”, spiega.

“La malattia può non essere riconosciuta neppure dal malato. Anzi molto spesso il malato non sa di essere depresso e comunque lo nega”. “Molto spesso il disagio è colto dai familiari e anche dai medici senza essere ricondotto a una precisa diagnosi clinica. Per i piloti è già in atto un filtro molto severo, ma di fronte agli aspetti multiformi della malattia è difficile a volte coglierne la gravità”.

“Si può riflettere su quel che sappiamo – aggiunge – e da alcuni elementi, come il fatto che il pilota abbia chiuso la porta, potrebbe sembrare un’azione premeditata. Questo indicherebbe allora, più che una depressione, un pensiero paranoide”. Per lo psichiatra ”non esiste la normalità, esiste un continuum tra stato di salute e stato di malattia”.