Agnelli, parla il pm: “Quello di Edoardo fu suicidio”

Pubblicato il 17 Settembre 2010 17:47 | Ultimo aggiornamento: 17 Settembre 2010 18:25

Edoardo Agnelli

Il caso fu archiviato come suicidio, ”sono passati quasi dieci anni e in questo periodo chi avesse voluto riaprire il caso, portando elementi nuovi avrebbe potuto farlo. Come può ancora farlo oggi, purché le parole siano sostenute da prove valide”: lo afferma parlando con l’ANSA, a proposito della morte di Edoardo Agnelli, Riccardo Bausone, il magistrato di Mondovì che svolse le indagini.

Bausone è in pensione dalla fine del 2008 e di quei giorni serba un preciso ricordo. ”Fatti i riscontri sul corpo, chiusi il caso come suicidio, anche sulla base delle tracce lasciata dalla Croma, in transito ai caselli dell’ autostrada Torino-Savona.

“Esclusi – racconta all’ANSA- che la morte di Edoardo Agnelli, ritrovato alla base di un pilone del viadotto, in linea verticale con la vettura, potesse essere avvenuta con l’ intervento di terze persone dal percorso dell’ auto. L’auto, proveniente da Torino, sarebbe uscita a Fossano, poi sarebbe rientrata allo stesso casello per tornare indietro ed uscire a Marene. Quindi rientrata a Marene e imboccata la direzione Savona, si fermò sul viadotto intitolato oggi al generale dei carabinieri Romano, dove fu poi ritrovata dalla Polizia Stradale. Proprio quel particolare di avanti e indietro sulla A6 assunse il significato di aver voluto accertare con precisione il luogo dove porre in atto il suo gesto. Quindi lasciata la macchina, scavalcò il parapetto, che allora non aveva protezioni e si buttò. Tutto accadde in pieno giorno, senza che nessuno notasse nulla”.

Quindi aggiunge: ”Qualcuno che vantava la conoscenza di Edoardo Agnelli negli anni successivi venne più volte da me per sostenere altre ipotesi, spiegando che non avrebbe potuto scavalcare per via del bastone. Però dalla ricostruzione dell’evento, la causa della morte fu ritenuta la caduta”.

”Quando fui avvisato del ritrovamento del cadavere, prima di intervenire chiesi di verificare che fosse territorio di competenza della Procura di Mondovì, consultando il procuratore di Cuneo. Lo era per pochi metri e quindi mi ci recai. Sul posto c’era già il questore di Torino, Nicola Cavaliere. Ricordo che arrivò anche l’ avvocato Agnelli che disse solo se si poteva agire con sollecitudine per poter portare via il figlio e dargli sepoltura. Aggiungo solo che sono passati quasi dieci anni e in questo periodo chi avesse voluto fare riaprire il caso, portando elementi nuovi avrebbe potuto farlo. Come può ancora farlo oggi, purché le parole siano sostenute da prove valide. Se qualcuno avesse voluto ucciderlo c’ erano posti meno frequentati dove poterlo fare”.

Alla domanda se l’ autopsia fu fatta o no, risponde: ”L’autopsia non fu eseguita, anche se allora fu detto fosse stata fatta, forse usando la parola impropriamente. Fu invece eseguito un approfondito esame sul cadavere, che non presentava nessuna violenza precedente, ma tutti i caratteristici segni della caduta da quasi 80 metri”.