Aisha: significato e origine del nome islamico scelto da Silvia Romano

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Maggio 2020 12:45 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2020 14:47
Aisha: significato e origine del nome islamico scelto da Silvia Romano

Aisha: significato e origine del nome islamico scelto da Silvia Romano (Foto Ansa)

ROMA  –  Aisha: è questo il nome arabo scelto da Silvia Romano con la sua conversione all’Islam.

Un nome non da poco: Aisha, infatti, che etimologicamente significa ‘viva’, fu la moglie prediletta di Maometto dopo la morte della prima consorte Khadija.

“Aisha è una donna fondamentale per la tradizione islamica, simbolo di coraggio e autonomia – ha spiegato Davide Piccardo, esponente della comunità islamica di Milano, a Radio Capital – Anche la scelta di Silvia Romano di presentarsi con quegli abiti dimostra quanto è consapevole la sua conversione. Sapeva che si sarebbe esposta a molte critiche, forse qualcuno le avrà anche detto di non vestirsi così, ma lei ha deciso comunque di indossare quegli abiti”.  

Aisha, le origini del nome

Come ricorda l’Enciclopedia Treccani, Aisha era figlia di Abu Bakr, uno dei più influenti capi della prima comunità musulmana, primo califfo dell’Islam dopo la morte di Maometto. 

Il Corriere della Sera sottolinea che non è ancora chiara l’età in cui Aisha si unì in nozze con Maometto: secondo alcuni fu promessa in sposa al Profeta a sei anni, secondo altri a nove anni. 

Quel che pare certo è che Aisha aveva una grande influenza sulla comunità musulmana: aveva le funzioni di un leader politico, accompagnava il marito e, secondo la tradizione, era l’unica persona che potesse permettersi di rispondere a tono a Maometto.

Proprio tra le braccia di Aisha il profeta dell’Islam sarebbe morto. 

Fu proprio l’antagonismo tra le fazioni contrapposte di Aisha e di Ali, cugino e genero del profeta, a segnare le divisioni tra sunniti e sciiti. 

Oggi, ricorda il Corriere della Sera, Aisha viene spesso citata da fronti opposti: da chi si richiama a lei per difendere la pratica delle spose bambine ma anche dalle femministe saudite che rivendicavano il diritto a guidare, ricordando che lei ‘guidava’ il cammello. (Fonti: Corriere della Sera, Enciclopedia Treccani)