Alatri, negazionista sopravvive al Covid dopo tre mesi in ospedale: “Devo la mia vita agli operatori sanitari che mi hanno curato”

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 19 Maggio 2021 20:24 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2021 20:24
Alatri negazionista Covid

Alatri, negazionista sopravvive al Covid dopo tre mesi in ospedale: “Devo la mia vita agli operatori sanitari che mi hanno curato” (foto ANSA)

Prima negazionista poi, dopo aver passato tre mesi in ospedale per il Covid, ringrazia con una lettera – divenuta pubblica – i medici che lo hanno salvato. La storia arriva da Frosinone, precisamente da Alatri. Il protagonista è Domenico Alonzi, 57enne del posto. Parole sentite che acquistano ancora più valore se a scriverle è una persona che, prima della malattia, non credeva al virus.

Negazionista Covid si ricrede dopo malattia

“Grazie”. Comincia così la lettera che Domenico Alonzi ha voluto lasciare ai sanitari dell’ospedale San benedetto di Alatri, in provincia di Frosinone. Un ringraziamento a chi lo ha salvato dall’incubo del Covid. 

Ero di quelli convinti che il Covid fosse solo una manovra politica – ha detto il 57enne -. Invece oggi sono fra quelli che fa divulgazione con tutte le persone che incontro, le informo e le invito ad usare tutte le precauzioni, mascherina, igiene delle mani, distanziamento. Questo virus è veramente maledetto”. Oggi, dopo quasi tre mesi intubato, sta bene ma non dimentica medici e infermieri che si sono presi cura di lui e ha regalato loro anche un forno per la “cambusa” dell’ospedale.

“Ho avuto gli incubi più brutti della mia vita. Non lo so se è stato il virus, le medicine, so solo che sembrava di stare in un film dell’orrore: piramidi che si capovolgevano e distruggevano ogni forma di vita, io mi ero salvato ma dovevo scappare da strane persone che davano la caccia agli umani per il traffico di organi… Incubi tremendi che contrastavano in modo incredibile con la cura e l’affetto che ho ricevuto all’Ospedale di Alatri! Devo la mia vita a tutti gli operatori sanitari che per tutto il tempo non mi hanno mai lasciato solo, mi sono stati vicino con le medicine e con la loro grande umanità, come se fossi uno di famiglia. La sanità pubblica è il nostro bene più prezioso: dobbiamo difenderla con unghie e denti“.