Albanesi, gang di ladri intercettati: “Vieni in italia a rubare, non ti succede nulla”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 marzo 2018 10:20 | Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2018 10:21
Albanesi, gang di ladri intercettati: "Vieni in italia a rubare, non vi succede nulla"

Albanesi, gang di ladri intercettati: “Vieni in italia a rubare, non vi succede nulla”

ROMA – Il capo, un albanese di 26 anni, aveva un modo infallibile per convincere amici connazionali a lavorare per lui e far fare loro la bella vita in patria: “Vieni in Italia a rubare, non ti succede nulla”.

Tutte le notizie di Blitzquotidiano in questa App per Android. Scaricatela

Sono sue le parole ascoltate dagli inquirenti nelle intercettazioni telefoniche che avrebbero poi condotto i carabinieri di Cassano d’Adda, in provincia di Milano, all’arresto di una gang di 5 albanesi dediti ai furti negli appartamenti e ai distributori di benzina.

Si tratta di ragazzi tra i 20 e i 26 anni, che sono ritenuti responsabili di 14 furti in abitazione, 15 nei distributori di benzina e 2 rapine in appartamenti. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, i cinque sarebbero arrivati nel milanese e avrebbero commesso il primo colpo il 12 gennaio in un distributore di benzina a Cernusco sul Naviglio. (Franco Grande, Il Giornale)

Il capo mostrava di conoscere a sufficienza la normativa italiana, deve ammettere il  procuratore capo di Bergamo Walter Mapelli: “Qui, se ti prendono, ti fai 24 ore in cella e torni libero”, diceva. E, in effetti, sostiene il magistrato, se per esempio ti beccano ma non hai portato via nulla, si configura il reato di tentato furto: significa che vieni portato in carcere per la fragranza ma, applicandosi a questa fattispecie la riduzione dei due terzi della pena, le porte del carcere si riaprono.

Per questo il capo poteva vantarsi con l'”autista” e con lo “scassinatore”: “Ho una fila di persone che voglio venire”. Grazie ai buchi della normativa italiana che, secondo il procuratore Mapelli, soffre di un eccesso di sovrapposizione tra istanze diverse: da un lato si chiede più severità, dall’altro si invocano misure alternative al carcere, giustamente perché questo significa meno recidive.