Alberto Muraglia, il vigile in mutande di Sanremo: “Ora ridatemi il lavoro”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Gennaio 2020 13:32 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2020 13:32
Alberto Muraglia, il vigile in mutande di Sanremo: "Ora ridatemi il lavoro"

Alberto Muraglia mentre timbra il cartellino in mutande (Foto Ansa)

ROMA – “Sono stati 4 anni di tortura mediatica, ora ridatemi il lavoro”. Alberto Muraglia, l’ex vigile urbano di Sanremo che timbrava il cartellino in mutande, commenta così la sua assoluzione

Muraglia, divenuto suo malgrado icona dell’indagine stessa che mise sotto la lente d’ingrandimento il 72% della forza lavoro del Comune, è stato assolto con rito abbreviato “perché il fatto non sussiste”. Quando è stato ripreso in mutande dalle telecamere della Gdf era perché aveva già aperto il mercato e si era dimenticato di timbrare, quindi era uscito in slip perché la timbratrice era a due passi dall’alloggio comunale all’interno del mercato, che gli era stato concesso proprio per questo servizio: doveva aprire il mercato alle 5.30 ed entrare in servizio alle 6, dopo aver timbrato in abiti civili, perché il tempo di indossare la divisa rientra nel tempo lavoro.

In questi quattro anni, racconta, avrebbe potuto “reagire in due modi: abbattendosi e sprofondando o reagendo con serenità e ironia. Ho scelto la seconda, lo dovevo alla mia famiglia, ai miei figli. Non potevo farmi vedere distrutto”. “Ho sempre creduto di essere nel giusto e di non aver fatto nulla di male – ha aggiunto – Una cosa mi ha disturbato su tutte, quasi nessuno ha mai avuto l’onestà mentale di far la domanda giusta: quelle timbrature erano fatte prima o dopo l’orario di servizio? Rispondo io: tutte prima, non ho mai rubato nulla”.

Dopo il licenziamento si è messo a fare l’Aggiustatutto. “Questa bottega mi ha salvato la vita. Oggi ho tantissimi clienti, lavoro per 200 condomini. Capisco l’impatto determinato dall’inchiesta e dalla foto: ma la gente di Sanremo mi conosceva, mi ha sempre stimato, mi è stata vicina. Sin dall’inizio sapeva qual era la verità. E in città sono sempre andato a testa alta”.

Il prossimo obiettivo è tornare a lavorare in Comune: ha impugnato il licenziamento e attende adesso con l’assoluzione in tasca gli esiti della causa di lavoro patrocinata dal suo avvocato, Alessandro Moroni. “Il ricorso l’ho già fatto. Ho portato 40 testimoni, ne hanno già ascoltati 22 e la prossima udienza sarà ad aprile. Io sono stato messo alla porta sulla scorta delle sole accuse. Ora che c’è una sentenza di assoluzione, credo valga qualcosa”. “Vorrei che dopo tanto tempo sulla mia vita calasse il silenzio, che tornasse la normalità”, conclude Muraglia.

Fonte: Ansa