Una speranza per Alcoa: da Glencore una lettera d’interesse

Pubblicato il 5 settembre 2012 20:00 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2012 22:00

ROMA – Glencore rompe gli indugi e si fa avanti per Alcoa: mercoledì sera è arrivata al Ministero dello Sviluppo Economico la manifestazione di interesse della Portovesme Srl, controllata della multinazionale svizzera e già attiva in Sardegna. Nulla di definitivo, ma un passo avanti importante che potrebbe portare ad un esito positivo di una trattativa che deve sciogliere ancotra 3 nodi: le tariffe elettriche, le infrastrutture, e l’efficientamento dell’ impianto. E non basta. Dal Ministero di via Veneto filtra infatti la possibilità di un altro pretendente, ‘riemerso’ fra i gruppi precedentemente contattati che, dal fronte sindacale, viene identificato nella società di commodities Klesch, con sede a Ginevra.

Da Portovesme Srl – precisa il dicastero guidato da Corrado Passera, che ritiene ”insufficiente” la comunicazione della società – non si chiede nessuna apertura di trattativa con Alcoa e la lettera ”ripete la richiesta di condizioni che il Mise ha già chiarito in data 12 aprile 2012 (alla presenza dei responsabili della multinazionale svizzera) e, successivamente, in data 5 maggio 2012 (con risposta scritta al medesimo ragionier Lolliri), infine nell’incontro del 31 agosto scorso”. E il ministero ”ha ampiamente chiarito fin dal 12 aprile e ribadito poi nelle successive occasioni la questione dell’energia, proponendo un prezzo per Mwh allineato a quello dei competitor europei”. Il giorno della verità, comunque, potrebbe essere venerdì.

Glencore e i tecnici del governo, e forse anche la Regione Sardegna, dovrebbero incontrarsi al Mise per riesaminare i termini della questione e per affrontare i nodi ai quali il gruppo subordina il proprio via libera e che riguardano tutti gli attori in campo, ognuno con le sue responsabilità: prezzo dell’energia (la cui definizione spetta al governo), infrastrutture locali (su cui si richiede un impegno della Regione) e ottimizzazione dell’impianto (che chiama in causa azienda e sindacati). In quest’ultimo caso si tratterebbe di rivedere anche la forza lavoro portando avanti una trattativa con i sindacati, che si sono già detti disponibili. Per quanto riguarda le infrastrutture, la soluzione sarebbe nella realizzazione del piano straordinario del Sulcis, che prevede tra l’altro il rilancio e l’adeguamento del porto.

Da sciogliere ancora invece la questione energetica. Quest’ultimo elemento è lo stesso su cui insiste anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Secondo il leader degli industriali, quella dell’Alcoa e’ una crisi ”legata a uno dei nodi del sistema Paese, che è appunto il costo dell’energia”. Con questi prezzi, spiega, le industrie ad alto consumo energetico ”sono destinate a sparire”. Portovesme ”si può dunque salvare, ma solo se si trovano le condizioni per avere un’energia a prezzi competitivi. Volendo – puntualizza – si può fare”. Tutto sta dunque a volerlo, come sottolinea indirettamente anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso. ”Il nostro Paese – afferma – non può permettersi di lasciare chiudere grandi imprese. Perché quando si dice che c’è una luce in fondo al tunnel, bisognerebbe anche dire che tipo di Paese ci si immagina. Un Paese senza industria – sottolinea senza mezzi termini – è un’Italia che non ha futuro”.