Alessandra Madonna morta trascinata dall’auto dell’ex Giuseppe Varriale, giudice: “Fu incidente, non omicidio”

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 dicembre 2018 20:16 | Ultimo aggiornamento: 17 dicembre 2018 20:16
Alessandra Madonna morta trascinata dall'auto dell'ex Giuseppe Varriale, giudice: "Fu incidente, non omicidio"

Alessandra Madonna morta trascinata dall’auto dell’ex Giuseppe Varriale, giudice: “Fu incidente, non omicidio” (Foto Facebook)

NAPOLI  –  Giuseppe Varriale “voleva allontanarsi velocemente dalla discussione e non picchiare o addirittura uccidere la fidanza” Alessandra Madonna: è quanto scrive il giudice per le udienze preliminari di Napoli, Antonino Santoro, nelle 39 pagine di motivazioni della sentenza che hanno portato a una condanna a quattro anni e otto mesi per il giovane campano. 

Per il pm della Procura di Napoli Nord Varriale avrebbe dovuto essere condannato a 30 anni e non per omicidio colposo, ma per omicidio volontario. La ragazza, deceduta l’8 settembre 2017 a Giugliano, in provincia di Napoli, fu trascinata per alcuni metri dall’auto guidata dal fidanzato; l’accusa ha puntato senza successo a dimostrare che non fosse un incidente stradale ma un femminicidio, mentre una prima ricostruzione dell’accaduto indicava che dopo una lite Alessandra avesse lasciato l’abitacolo della vettura, per poi aggrapparsi allo sportello forse per una cinghia di borsa impigliatasi, cadendo e venendo ferita mentre Varriale partiva di scatto accellerando subito.

Già nel giorno della sentenza, la madre della giovane vittima minacciò il suicidio, e sui social si scatenò l’ira contro il giudice. Il caso è stato anche segnalato dall’Associazione nazionale magistrati distrettuale al Consiglio superiore della magistratura. “Si è di fronte a un fatto colposo dovuto alla negligente e imprudente condotta dell’imputato per aver accelerato nonostante la presenza di Alessandra in aderenza al veicolo, nel corso di una accesa discussione, in tal modo mettendo in pericolo la sicurezza della ragazza”, sostiene il gup, che determina nella condotta successiva all’omicidio le ragioni della sue decisione.

“Varriale, che si è immediatamente fermato dopo essersi accorto che qualcosa era successo, ha soccorso la vittima come poteva, l’ha portata in ospedale nell’estremo tentativo di salvarla. E’ evidente che tale atteggiamento cozza con una eventuale volontà di uccidere”, scrive.

Inoltre il magistrato che si era preso 60 giorni per scrivere la sentenza emessa una settimana fa, sottolinea che “uno dei punti deboli dell’attività investigativa è che dichiarazioni iniziali di Varriale con le quali riferiva che la vittima si era aggrappata alla sua vettura non sono state verbalizzate a parte della Pg ma risultano sotto forma di riassunto che condiziona in senso negativo la comprensione, non essendo state verbalizzate le precise parole in quei momenti”.