Alessandro Bordini, il cieco che gira il mondo da solo con bastone e iPhone

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 settembre 2013 14:00 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2013 8:27
Alessandro Bordini, il cieco che gira il mondo da solo con bastone e iPhone

Alessandro Bordini, il cieco che gira il mondo da solo con bastone e iPhone

ROMA – Alessandro Bordini è partito per un viaggio intorno al mondo, documentato nel suo blog. Alessandro, 28 anni e originario di Nogara, è partito armato di bastone bianco e iPhone. Da quattro anni Alessandro ha ormai perso la vista, ma si affida alla bontà della gente per viaggiare senza limitazioni e senza che la cecità gli vieti di fare nuove esperienze.

Federico Taddia racconta su la Stampa la storia e la sfida di Alessandro:

“Il 2 aprile è partito da Malpensa per Parigi, perdendo il primo aereo per la troppa fila al check. Poi si è spostato in Spagna e da lì ha raggiunto Tangeri, da dove attraversare l’Africa. In queste ore si trova al Cairo, in Egitto. «Gli africani sono straordinari – racconta -. Non riesco a fare 20 passi senza che qualcuno mi prenda sotto braccio o mi chieda se ho bisogno. Oggi stavo camminando per strada e a un certo punto mi sono sentito stringere una mano: era una bambina di 8-9 anni che mi ha riportato sul marciapiede, suggerendomi la strada migliore»”.

Alessandro perde la vista dopo un incidente con il paracadute. Un atterraggio troppo violento al suolo gli costa due mesi di come e una lunga riabilitazione fisica e anche la vista:

“«La forte botta ha causato l’atrofizzazione del nervo ottico, ma i motivi non sono chiari. La presa di coscienza che sarei rimasto cieco è quindi stata graduale e diluita nel tempo e non mi ha fatto scivolare nella disperazione: in quelle settimane ho capito che comunque la mia esistenza poteva essere vissuta in modo degno e felice»”.

Per il ragazzo la svolta arriva nel febbraio 2010, quando si iscrive ad un corso di Michelle J. Noel sull’utilizzo delle facoltà del cervello, spiega Bordini a Taddia:

“«Grazie a lei la mia vita è cambiata spiega -. Ho imparato a gestire il mio quotidiano, ad acquisire autonomia, a scoprire come la mia volontà potesse influire sulla realtà esterna: ho provato sulla mia pelle come il cervello possa essere utilizzato per il bene degli altri e, quindi, per il proprio bene»”.

Il giovane inizia allora a viaggiare, accompagnato da amici e dal servizio per non vedenti di Trenitalia, fino a quando non rimane da solo nella stazione di Cesena:

“«E’ successo due anni fa – ricorda -. Per una serie di sfortunate coincidenze mi sono ritrovato sui binari da solo, senza informazioni e senza nessuna persona fidata a cui appoggiarmi. In quel momento si è avvicinato un uomo e mi ha chiesto se poteva aiutarmi. Ecco, lì ho capito che potevo muovermi senza pianificare nulla e senza dover avere un’assistenza dedicata. Mi bastava le gente che avevo intorno: se potevo farlo a Cesena, perché non potevo farlo in tutto il mondo?»”.

Così nasce l’idea di un viaggio intorno al mondo e il racconto nel blog “Light the planet”, letteralmente “illumina il mondo”, in cui dimostra come un cieco possa viaggiare affidandosi solo al suo bastione bianco, ad un iPhone e alla bontà e gentilezza della gente in oltre 100 nazioni:

“«Già la prima notte, arrivato nella capitale francese fuori tempo massimo per la coincidenza, mi sono trovato senza un posto dove dormire. Il taxista dopo un pellegrinaggio tra ostelli e hotel, ha scelto di spegnere il tassametro e un ragazzo incontrato per caso ha deciso di ospitarmi a casa sua: era il segno che avrei avuto incontri bellissimi». Incontri testimoniati nel blog www.lighttheplanet.net, aggiornato quotidianamente con immagini e racconti”.

Ogni volta che c’è un ostacolo, racconta Alessandro, c’è qualcuno che gli offre il suo aiuto:

“E il coraggio di Alessandro esce straripante dalle sue mini clip, mentre si butta con il bungee jumping sul Lago Vittoria, mostra una foto realizzata in sella a un cammello o chiacchiera con gli abitanti dei territori attraversati. «Ogni incontro è qualcosa che mi arricchisce e queste persone viaggiano con me. Per ora la frase più bella me l’hanno detta salutandomi alla dogana liberiana, quando ho spiegato alla polizia il messaggio di pace e armonia che cerco di diffondere: “Grazie per essere passato anche dalla Liberia”»”.