Alessandro De Ponti, attivista filocurdo, ferito al confine Iraq-Siria

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 luglio 2015 23:54 | Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2015 23:54
Alessandro De Ponti, attivista filocurdo, ferito al confine Iraq-Siria

Alessandro De Ponti (Foto da Facebook)

BERGAMO – Un giovane italiano, Alessandro De Ponti, 23 anni, di Treviglio (Bergamo), è stato ferito giovedì 2 luglio ad un posto di confine del Kurdistan iracheno mentre cercava di entrare in Siria. Secondo quanto scrive Pietro Tosca sul Corriere della Sera De Ponti, attivista filo-curdo, è ora detenuto ad Erbil. Le sue condizioni sono serie ma non è in pericolo di vita. Era stato denunciato dopo il 25 aprile per l’aggressione ad un blogger.

Scrive Tosca sul Corriere della Sera:

“Del trevigliese comunque si sono perse le tracce sino a ieri pomeriggio quando, secondo notizie frammentarie, ha provato a varcare il confine dall’Iraq alla Siria, senza però avere i documenti in regola. Forse per raggiungere un’altra area in mano ai curdi. Al posto di frontiera qualcosa però è andato storto e il 23enne è stato trovato ferito a un braccio: una ferita rimediata al confine, colpito da qualcuno? Non è ancora chiaro. Soccorso, è stato trasportato a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Non è in pericolo di vita. La famiglia è stata informata ieri. «Non sappiamo cosa gli sia successo — spiega il nonno Martino Rivoltella —. Se ne sta occupando mia figlia, la madre di Alessandro. Posso solo dire che è partito un mese fa e da allora non avevamo più avuto notizie di mio nipote».”

Già lo scorso aprile, ricorda Tosca, De Ponti era andato in Turchia e non aveva più fatto rientro.

“Con tutta probabilità il suo intento era già quello di raggiungere il Kurdistan iracheno, ma per fare questo doveva prima attraversare una parte di territorio siriano. Una zona al centro di intensi combattimenti tra le brigate degli estremisti islamici dell’Isis e le milizie di autodifesa dei curdi. Chi lo conosce pensa che potesse avere in mente di portare il suoi aiuto in qualche maniera a questi ultimi, magari cercando di allestire qualche operazione umanitaria”.