Alex Zanardi, il medico che lo ha in cura spiega: “Sarà come scalare l’Himalaya”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Luglio 2020 11:15 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2020 11:18
Alex Zanardi, Ansa

Alex Zanardi, il medico che lo ha in cura spiega: “Sarà come scalare l’Himalaya” (foto Ansa)

Alex Zanardi, il medico che lo ha in cura spiega: “Sarà come scalare l’Himalaya”.

Intervistato dal Corriere della Sera, il dottor Franco Molteni che dirige il centro di riabilitazione dove è stato trasferito Alex Zanardi, spiega:

“Quello che posso dire è che in questo momento lui è davanti all’Himalaya.

Non possiamo essere stupidamente ottimisti e avere ora la certezza che arriverà in cima, ma non possiamo nemmeno essere preventivamente disfattisti e dirci sicuri che non ce la farà.

È qui soltanto da due giorni e dall’incidente è passato un mese.

Una cosa la sappiamo: siamo molto determinati.

I miracoli non li fa nessuno e qui nessuno pensa di essere onnipotente ma faremo tutto ciò che sarà possibile fare, come facciamo sempre con i nostri pazienti”.

Il figlio di Zanardi: “Noi gli parliamo. Papà ce la farà. Ha una forza straordinaria”

 

Intervistato dal Corriere della Sera, Niccolò Zanardi, il figlio di Alex, racconta:

“Papà sta un pochino meglio.

I medici ci hanno spiegato nei dettagli tutto il percorso che dovrà seguire.

Ci danno molte notizie e per fortuna positive.

Ma la migliore è che oggi siamo già qui, per la riabilitazione, ed è passato soltanto un mese, un mese esatto dall’incidente”.

“Non è più in pericolo di vita – spiega – ed è già molto, ma ha davanti a sé un percorso ancora lunghissimo, e lo sappiamo, siamo preparati.

Siamo anche contenti perché il suo recupero è stato molto più veloce di quanto ci aspettassimo.

Ma non bisognerebbe sorprendersi: questo è papà.

È incredibile l’energia di quell’uomo, ha una forza straordinaria”.

I familiari possono interagire con lui?

“Interagire è un’altra cosa. Ma adesso ci sono segnali incoraggianti.

Ripeto, ci vorrà ancora molto tempo”.

“Non ho mai perso uno solo dei miei turni al suo fianco in ospedale – continua – Con la mamma abbiamo fatto tutti i giorni la spola, trecento chilometri al giorno tra andata e ritorno”.

“Gli parliamo. Ora che non è più sedato si può. Prima era proprio controindicato. I medici ci spiegavano che stimoli esterni avrebbero interferito con la sedazione.

Adesso invece ci dividiamo i compiti: noi diamo gli stimoli affettivi, i medici quelli neurologici”. (Fonte: Il Corriere della Sera).