Alitalia, il presidente Colaninno: “Stiamo cambiando: costi più bassi e a Fiumicino presto il terminal unico”

Pubblicato il 13 Ottobre 2009 9:57 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2009 9:57

Il presidente di Alitalia Roberto Colaninno e l’amministratore delegato Rocco Sabelli sono arrivati lunedì a Torino, nell’aeroporto di Caselle, per monitorare e controllare la situazione dello scalo, uno dei più tormentati tra luglio ed agosto, mesi in cui gli aeroporti italiani, Roma e Milano su tutti, vivevano giorni di caos tra ritardi insostenibili e bagagli smarriti o restituiti dopo giorni.

Proprio per questa situazione Roberto Colaninno ha spiegato le novità ed i cambiamenti previsti da Alitalia per ottimizzare un servizio troppo arretrato rispetto alle altre compagnie europee e mondiali.

Torino sarà la prima città, al di fuori dell’asse Roma-Milano, ad avere collegamenti esteri diretti tramite aerei della nuova Alitalia, questa la prima novità. Colaninno ha poi annunciato una nuova “mission” per Malpensa, destinato a diventare la base per voli a basso costo per Italia e estero e il progetto di un terminal unico a Fiumicino per Alitalia e i suoi alleati per cercare di sanare il caos dell’aeroporto romano.

In un forum con La Stampa, i due top manager fanno il punto della situazione della compagnia a dieci mesi dal quasi-crac e dal cambio di pelle da società prevalentemente pubblica a tutta privata.

Le novità saranno indubbiamente risolutive per la questione del caos aeroporti, ma Alitalia è in grado di sostenere economicamente questi programmi? «C’è un indicatore internazionale per le compagnie aeree, il “costo per sedile per chilometro”. – spiegano Colaninno e Sabelli – La maggior parte dei nostri concorrenti si posiziona sui 12/13 centesimi, le compagnie low cost sono a 6, noi siamo a 7 cent: vuol dire che siamo fra i migliori, o i migliori in assoluto, escludendo le low cost. Adesso si capisce se abbiamo fatto bene o no a non vendere Alitalia ai francesi? Io mi domando: l’operazione industriale che avviamo a Torino, che sarà seguita a breve da un annuncio a Roma e poi a Catania e a Napoli, sarebbe stata fatta se oggi Alitalia fosse 100% Air France?».

I due parlano poi dell’aeroporto milanese di Malpensa, e delle novità che lo riguarderanno: «Inaugureremo presto un’altra rotta intercontinentale, verso Miami. Poi lanceremo nuovi voli a prezzo contenuto con il marchio AirOne, per fare concorrenza a EasyJet e a Lufthansa Italia. Ma questo non vuol dire che diventeremo una low cost: non ne abbiamo la mentalità, non ne abbiamo la struttura. È solo che a Malpensa la gente è disposta ad andare se per un biglietto paga 50 euro, ma non se ne paga 80. È un fatto di mercato. Per questo offriamo prezzi a 49 euro».

Poi la situazione forse più drammatica, quella dei bagagli nell’aeroprto romano di Fiumicino: «Dipende sia da Alitalia sia dall’aeroporto. Né noi né Adr investiamo più a Fiumicino, da anni. Da parte nostra il principale problema è che i 220 voli di Alitalia ed AirOne sono distribuiti su 5 terminal, e fra i due estremi ci sono tre chilometri. Così si va avanti e indietro, si perde roba. Fra 20 giorni faremo una prima concentrazione ma il piano è di concentrare tutto, inclusi gli altri voli delle compagnie alleate in SkyTeam, in un unico terminal».