Paura siccità al Nord. Dopo un inverno arido, primavera “a secco”

Pubblicato il 14 Marzo 2012 11:08 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2012 11:39
piave

Piave in secca nel 2003 (Lapresse)

ROMA – Gli agricoltori si agitano, sperano nella pioggia per scongiurare il rischio siccità. Per ora è solo uno spettro che aleggia, ma lo scenario che si prospetta per i prossimi mesi non è incoraggiante: dopo un inverno a secco, la primavera da sola non potrà dissetare i terreni aridi dalle scarse piogge dei mesi passati.

Le temperature che ci aspettano potranno sfondare anche quota 20 gradi a fine marzo, aprile e maggio e al centro-Nord di acqua dal cielo in arrivo se ne prevede pochissima, praticamente nulla. Dalla Campania in giù, invece, pioverà eccome. Questo però non risolve il problema degli agricoltori del Nord.

A Brescia e dintorni dall’inizio dell’anno sono caduti solo 38 millimetri di pioggia, gli agricoltori vedono poca neve sulle montagne e già sanno che le riserve idriche naturali sono troppo poche. Fiumi a secco o quasi e laghi pure: la paura è che la primavera avara di temporali e acquazzoni potrà complicare l’economia agricola.

Massimiliano Pasqui, esperto meteo del Cnr-Ibimet dice che anche con i rubinetti bisognerà fare i conti, perché si rischia il razionamento: “Il deficit pluviometrico del Centro-Nord, cominciato già questo inverno, cui sono mancate il 50% delle precipitazioni (a febbraio non è sceso nemmeno un quarto della pioggia che si attendeva), potrebbe peggiorare con questo clima mite e secco. E non si potrà certo recuperare con l’estate, che si prevede nella norma. L’Arno, in Toscana, ha già un deficit importante. Salirà la concentrazione di inquinanti nell’acqua “con conseguenze pesanti per l’ecosistema”. “In Emilia Romagna, Toscana e Umbria già si era a un passo dal razionamento durante le forti nevicate”.

Il colonnello Mario Giuliacci  spiega al Corriere cosa succederà: “Nell’atmosfera sono presenti due anomalie. La Niña, ossia un notevole raffreddamento delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale, i cui effetti sull’Europa però sono minimi. La seconda è legata alla direzione dei venti stratosferici (tra i 20 e i 50 chilometri di quota) al di sopra della fascia tropicale, che soffiano per dodici-quattordici mesi da est a ovest e in direzione opposta nei successivi dodici-quattordici. Attualmente questa rotta, detta Qbo, Quasi Biennial Oscillation, si trova nella fase di venti orientali, che durerà per altri cinque-sei mesi”.