Allevava galline, Equitalia gli chiede 3.6 milioni di euro. E non può ricorrere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2013 15:10 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2013 15:10
Cartella esattoriale da 3,6 milioni di euro a ex allevatore di galline

Cartella esattoriale da 3,6 milioni di euro a ex allevatore di galline

ROMA – Faceva l’allevatore di galline e ha ricevuto una cartella esattoriale da 3,677 milioni di euro. Soprattutto una cartella contro cui non può più presentare nessun ricorso perché sono scaduti tutti i termini.

Quella di Giacomo C, 37 anni, è una storia surreale. Storia che lo stesso ex allevatore, aveva circa 20mila galline, racconta al Corriere della Sera. Surreale perché comincia quando Giacomo ha già finito con la sua attività. Finché le sue galline sono nel capannone va tutto liscio.

Nel 2005 Giacomo cessa l’attività. Solo che nel 2006 una delle sue aziende clienti finisce in un’inchiesta per frode. Parte l’inchiesta e l’allevatore viene archiviato. Ma a quel punto scattano i controlli. Controlli su un capannone che non ospita più galline.

Come racconta lo stesso Giacomo è qui che la vicenda diventa grottesca. Visto che non trovano galline i finanzieri ipotizzino che lui commerci uova. E su questo calcolano quanto dovuto. Scrive il Corriere:

«Visto che non c’era nulla hanno ritenuto che non avessi mai allevato le galline, ma che avessi fatto commercio di uova e hanno rivisto i miei bilanci con i regimi fiscali per i commercianti, che sono molto più elevati di quelli da agricoltore. Nonostante avessi dato loro tutte le fatture per l’acquisto di galline, attrezzature e mangimi che certificavano la mia attività». Al termine degli accertamenti, i finanzieri gli avrebbero anche fatto firmare il processo verbale di contestazione senza la possibilità di farsi assistere da un professionista: «Mi avevano detto che così avrei evitato altre ispezioni a casa, pensavo di chiudere la vicenda, invece ho firmato la mia condanna».

E l’inizio di una vicenda surreale. Arrivano cartelle esattoriali a raffica, fino a quella da 2.4 milioni che causa un malore all’ex allevatore nel frattempo divenuto operaio part-time. Scrive ancora il Corriere:

«Appena l’ho vista mi sono sentito male, poi ho pensato che non poteva che essere un errore. Anche perché, per avere un simile debito col Fisco, avrei dovuto come minimo guadagnare 5 o 6 milioni di euro, ma come avrei potuto con 20 mila galline? Assurdo. Ho provato a fare ricorso per le mancate notifiche, ma ho perso, poi siccome sfortuna chiama sfortuna è morto il mio commercialista e gli altri a cui mi sono rivolto mi hanno chiesto 70 mila euro per le pratiche. Così, nell’impossibilità di pagare e nell’incertezza, ho lasciato passare il tempo e adesso è tutto definitivo». Con gli interessi, quella cifra già altissima è arrivata a 3 milioni e 677 mila euro. Equitalia ha pignorato un quinto del suo stipendio da operaio part-time e gli ha preso tutto quel che poteva, compresi i mobili dell’appartamento in affitto in cui vive con la moglie e il figlio piccolo. «Sul piano legale l’unica possibilità che ci resta è la Corte di Giustizia Europea ma i costi sono insostenibili – spiega l’avvocato Alessandra Cadalt di Federcontribuenti, che assiste l’ex allevatore -. Per questo speriamo che da parte dell’Agenzia delle Entrate ci sia un gesto di buon senso per la riapertura della vicenda, magari con un atto di autotutela».