Alluvione Genova, 5 indagati: “Omicidio colposo”. Pure ex sindaco Marta Vincenzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2013 15:25 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2013 15:27
Alluvione Genova, 5 indagati: "Omicidio colposo". Pure ex sindaco Marta Vincenzi

Alluvione Genova, 5 indagati: “Omicidio colposo”. Pure ex sindaco Marta Vincenzi

GENOVA – Omicidio colposo plurimo e disastro colposo sono i reati contestati a cinque persone, tra ex politici e dirigenti comunali, per l’alluvione che il 4 novembre 2011 causò la morte di sei persone a Genova. La notizia, anticipata da Il Secolo XIX e l’edizione locale di Repubblica, è stata confermata da fonti investigative.

Le persone indagate sono l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, l’ex assessore alla Protezione civile Francesco Scidone, i dirigenti del Comune Gianfranco Delponte, Pierpaolo Cha e Sandro Gambelli. Si tratta delle cinque persone che nei mesi scorsi erano state indagate, nell’inchiesta stralcio, per i falsi verbali in cui vennero taroccati gli orari in cui esondò il torrente Fereggiano.

Sesto indagato per falso, Roberto Gabutti, capo dei volontari della Protezione Civile. Gabutti è ritenuto figura marginale rispetto alle responsabilità del Comune, a lui infatti non sarebbero addebitati l’omicidio colposo plurimo e il disastro colposo. Rimane però indagato per falso, perché anche lui avrebbe raccontato che la mattina dell’alluvione aveva mandato un volontario sul ponte del Fereggiano, a monitorare il livello del torrente. Andrea Mangini, però, lì non c’è mai stato.

Con la notifica degli avvisi di garanzia giunge una prima concreta risposta ai parenti di Serena Costa, di 19 anni, dell’edicolante Evelina Pietranera; di Angela Chiaramonte, 40 anni, infermiera; di Djala Shpresa, albanese di 28 anni, inghiottita dal fango insieme alle sue due bimbe, Gioia e Janissa, di 8 anni e di 11 mesi.

L’omicidio colposo plurimo e il disastro colposo non sono mai stati contestati agli amministratori comunali in 40 anni di alluvioni a Genova: nel ’70 i morti furono 44, nel ’92 due, tre dispersi e due morti nel ’93.

Ma quella mattina del 4 novembre 2011, secondo il procuratore Luca Scorza Azzarà e l’aggiunto Vincenzo Scolastico, sebbene nulla potesse essere fatto per fermare l’esondazione, qualcosa per evitare la strage si poteva e doveva fare. I magistrati sostengono che in pieno diluvio, con Fereggiano e Bisagno prossimi ai livelli di guardia, si sarebbe potuto deviare il traffico, informare la popolazione sulle aree a rischio; avvisare i presidi di chiudere le scuole o di non far uscire nessuno.