Alluvione Genova, nessuno l’ha prevista. Metereologi spiegano perché

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 ottobre 2014 13:43 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2014 13:43
Alluvione Genova, nessuno l'ha prevista. Metereologi spiegano perché

Protezione civile e volontari in via Cesarea dopo l’alluvione del 9 ottobre (Foto Ansa)

GENOVA- “Il modello di riferimento nazionale, Cosmo, non ha visto i picchi di precipitazione”. Mentre il “modello ad altissima risoluzione, Moloch, con previsioni a circa 2 chilometri, vedeva bene i picchi del mattino, ma non quelli della sera”. Per questo nessuno è stato in grado di prevedere l’alluvione del 9 ottobre che ha messo in ginocchio la città di Genova. A spiegarlo al  Festival della Scienza sono stati Carlo Cacciamani, responsabile del servizio idro-meteo-clima di Arpa Emilia Romagna e Antonio Parodi, esperto di modellazione atmosferica e analisi statistica degli eventi estremi.

I due esperti sono intervenuti alla conferenza “Acqua che (non) ti aspetti” e hanno cercato di ricostruire nella maniera più puntuale possibile l’andamento degli eventi di quel giovedì notte. Nel dubbio, secondo la magistratura, bisognerebbe dare sempre previsioni allarmanti. Ma, spiegano i metereologi, il rischio è di creare un effetto “al lupo al lupo”, ancor più pericoloso.

Il Secolo XIX sintetizza gli interventi dei due esperti:

Parodi ha mostrato le immagini dal satellite, sottolineando la struttura “a cono” che si è creata su Genova, come già accaduto nell’alluvione del 2011. Sino al pomeriggio il Bisagno ha resistito, poi la situazione è precipitata velocemente, e alle 23.15 è esondato: «La portata è stata superiore a quella del 2011. Bisogna considerare che la media massima annuale oraria di precipitazione (calcolata negli ultimi 50 anni) nell’area genovese è circa 30-35 millimetri», mentre quel tragico giorno «la stazione di Geirato ha ricevuto nell’ora più intensa dell’alluvione, prima dell’esondazione del Bisagno, più del triplo di pioggia».

Secondo Parodi «ci sono limiti intrinsechi alla predicibilità degli eventi atmosferici» e «in questi giorni si sono sentiti troppi discorsi a vanvera: il modello di riferimento nazionale,Cosmo, non ha visto i picchi di precipitazione; un modello ad altissima risoluzione, Moloch, con previsioni a circa 2 chilometri, vedeva bene i picchi del mattino, ma non quelli della sera. Non ci possono dunque essere previsioni precise sia sulla quantità sia sulla localizzazione e la quantità».

Cacciamani ha confermato: «Non esiste un demiurgo che possa prevedere con certezza il tempo – ha ribadito Cacciamani – Non capisco la polemica contro i meteorologi dopo i fatti di Genova. Avevano previsto che ci sarebbe stata tanta pioggia. Tanto di cappello per queste previsioni. E bisogna ricordare che in Liguria i fiumi hanno un bacino piccolo, per cui vanno in piena molto velocemente».

Inoltre c’è il fatto che l’incertezza intrinseca delle previsioni spesso non è conosciuta a fondo dalle persone, con entrambi i relatori che hanno sottolineato come sarebbe auspicabile poter dare le previsioni in termini probabilistici: «Non basta un approccio deterministico basato sui dati e i modelli», perché «le condizioni iniziali da cui partono i modelli non sono mai del tutto esatte. Considerata dunque questa imprecisione, cui si aggiungono quelle dei modelli e il caos dell’atmosfera, bisogna fare diverse previsioni e costruire diversi scenari, ciascuno con la sua probabilità». E però, «il problema è che la magistratura dice che nel dubbio dobbiamo dare previsioni allarmanti, mentre le amministrazioni pubbliche si lamentano per questo – ha concluso Cacciamani – Di certo è pericoloso sottostimare gli eventi, ma dare previsioni allarmanti ha un costo elevato: spendiamo un sacco di soldi a vuoto per movimentare la Protezione Civile e creiamo un effetto “al lupo al lupo” che mina la fiducia dei cittadini».

Considerando tutto questo, andrebbe migliorata la connessione con le autorità e la popolazione. «Spesso le persone ritengono poco probabili gli eventi estremi, è unmeccanismo di difesa psicologica», ma «questi diventeranno più frequenti, perché i cambiamenti climatici non sono inventati. Ed è bene ricordare: il rischio di un mancato o di un falso allarme ci sarà sempre».