Alluvione Genova, tre sentenze Tar hanno bloccato i lavori del Bisagno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2014 20:42 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2014 20:43
Alluvione Genova, tre sentenze Tar hanno bloccato i lavori del Bisagno

Genova dopo l’alluvione (foto Ansa)

GENOVA – I lavori per la messa in sicurezza del Bisagno sono stati bloccati da tre sentenze del Tar. E’ tempo di cercare colpe e responsabilità a Genova, il giorno dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio la città, facendo anche una vittima. Intanto la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo per la morte di Antonio Campanella.

L’imputato principale è il torrente Bisagno, che ha rotto gli argini inondando parte dell’abitato. Ma il torrente Bisagno doveva essere messo in sicurezza da tempo e, scrive Sergio Rame sul Giornale, qualcuno ha bloccato quei lavori:

Da tre anni i lavori per la messa in sicurezza del torrente Bisagno nella zona della Foce sono bloccati. Ben tre sentenze amministrative – del Tar Liguria, del Consiglio di Stato e del Tar Lazio – hanno, infatti, paralizzato l’intervento. È a causa del Tar che il torrente Bisagno scorre all’aperto fino alla zona di Borgo Incrociati, dove si incanala in un tunnel sotterraneo per poi finire in mare, alla Foce.

Un ritardo che ha mandato su tutte le furie il governatore ligure:

“Questi lavori costituiscono l’intervento più importante per la messa in sicurezza del Bisagno – tuona il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando – eppure le tre sentenze amministrative hanno affermato ognuna il contrario dell’altra”. Da progetto è prevista la sostituzione della copertura del torrente con un aumento considerevole della sezione in modo da consentire il passaggio di un flusso di acqua maggiore scongiurando le esondazioni a Borgo Incrociati. I 35 milioni di euro necessari all’intervento sono pronti e disponibili. “Se li avessimo spesi e l’opera fosse stata realizzata – conclude Burlando – ieri sera avremmo salvato tante attività economiche e forse anche vita umana”.

Sotto accusa però non ci sono solo i giudici amministrativi. Scrive Rame che anche la Protezione Civile potrebbe avere le sue gatte da pelare, con l’accusa di non aver lanciato in tempo l’allerta:

Nell’ambito degli accertamenti, il procuratore di Genova Michele Di Lecce che, insieme al pm Gabriella Dotto, intendono chiarire “per quale motivo i cittadini genovesi non sono stati allertati dagli organi preposti sulle reali condizioni meteo”. Dovrà essere, dunque, chiarita la causa della “totale assenza di comunicazione”. Sotto la lente dunque gli organi della Protezione Civile. Proprio domani si sarebbe dovuta inaugurare la nuova sala di Protezione Civile con il piano per prevenire ciò che è avvenuto nella notte. Alcuni residenti delle zone più colpite dall’alluvione hanno contestato la protezione civile perché non avrebbe preso per tempo i provvedimenti necessari limitandosi a emanare un avviso per possibili temporali.

A questo proposito, anche il sindaco Marco Doria tenta di scaricare le responsabilità lontano dal Comune:

“Non doveva essere il Comune a lanciare l’allerta meteo dopo cinque giorni di pioggia – tuona il sindaco di Genova, Marco Doria, ai microfoni di SkyTg24 – il Comune di Genova, in assenza di una allerta meteo, aveva comunque alcune pattuglie sul territorio per monitorare la situazione”

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