Alluvione Messina. Lutto nazionale per i morti “figli di un dio minore”

Pubblicato il 7 Ottobre 2009 15:58 | Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2009 15:58

Palazzo Chigi porge un «doveroso omaggio» alle vittime dell’alluvione siciliana. Il lutto nazionale finalmente è arrivato, anche se in ritardo, anche per i morti di Messina e dintorni: venerdì prossimo è in programma la riunione del Consiglio dei Ministri. Proclameranno per sabato, giorno dei funerali, il ricordo di tutta Italia per una tragedia accaduta nel profondo sud.

Bandiere a mezz’asta sui palazzi pubblici, così verranno rievocati i morti «figli di un dio minore», come li aveva chiamati il sindaco di Messina, lamentando il trattamento di serie B da parte delle istituzioni nei confronti di una tragedia non solo siciliana, ma tutta italiana.

Berlusconi andrà a Messina, discuterà con il primo cittadino per fare il punto sugli sfollati e sulla loro sistemazione abitativa. Il premier farà il suo dovere, mostrerà la sua presenza, necessaria dopo la cura ossessiva dell’affaire Abruzzo. Quello sì che è più vicino ai palazzi del potere, a Roma, dentro lo stivale e non lontano come la Sicilia e le sue tonnellate di detriti trasportati dal nubifragio.

In queste settimane i giornali hanno titolato quasi sempre su Messina, ma in pochi conoscono la mappa seguita dalla furia delle acque che si sono riversate su paesi come Giampilieri, Briga, Molino e Scaletta: una fascia di almeno 3 chilometi e mezzo, travolta dalla terra riversata dalle colline che ha trascinato macchine, abitazioni, scuole. Una tragedia indiscutibilmente annunciata, oggi come ieri nubifragi e frane killer.

Prima del 2009 era già successo, stessa area, stesse dinamiche, stesse persone in pericolo: nel ’96, nel 98′ e nel 2007. Nessuno ha fatto niente, i soccorsi oggi come allora hanno fatto fatica ad arrivare, i morti rigurgitati dal fango non si sono trovati per giorni, il bilancio definitivo delle vittime è stato lento ad arrivare, i dispersi sono stati a decine, cercati disperatamente a mani nude da tutti.

I responsabili dell’emergenza si sono rivelati meno efficienti, più disorganizzati, come se la Sicilia, con la sua provincia sfortunata colpita dal nubifragio facesse parte di un’Italia diversa. Niente campagne nazionali per raccogliere fondi, poca ufficialità nei salvataggi, nei pasti per gli sfollati. Messina, abbandonata come se fosse un surrogato di Italia, si stringe nel suo dolore ineluttabile per i morti che si sarebbero potuti salvare se qualcuno fosse intervenuto prima. Messina riprende il suo ruolo, almeno per un giorno, perché sabato il lutto sarà nazionale, oltre che cittadino e ritornerà a sentirsi una città italiana.