Alzano Lombardo prima di Codogno: virus già il 15 febbraio. E fino al 2 marzo non isolate nemmeno le salme

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Aprile 2020 13:16 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2020 13:16
Alzano Lombardo prima di Codogno: virus già il 15 febbraio. E fino al 2 marzo non isolate nemmeno le salme

Alzano Lombardo (Ansa)

ROMA – Positivi ricoverati con gli altri pazienti per giorni, parenti a contatto con le salme dei familiari defunti fino al 12 marzo. Pronto soccorso chiuso e riaperto dopo una sanificazione lampo di appena due ore. Soprattutto la “scoperta” del virus ad Alzano Lombardo e Nembro già dal 15 febbraio. Una settimana prima di Codogno.

Cosa successe al Pesenti Fenaroli, la relazione della Asl

Tutto questo, la cronaca di un ritardo decisivo per il propagarsi indiscriminato del contagio che in Val Seriana ha decimato una generazione, è scritto nero su bianco nelle relazioni dell’azienda sanitaria di Bergamo Est che spiega cosa è successo all’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. 

Marco Imarisio e Simona Ravizza del Corriere della Sera, che hanno letto le relazioni, possono documentare che la comparsa del virus in Italia va retrodatata appunto di una settimana.

“Nel periodo compreso fra il 13 febbraio e il 22 febbraio sono giunti presso il pronto soccorso dell’ospedale di Alzano alcuni pazienti che venivano successivamente ricoverati presso il reparto di medicina generale con diagnosi di accettazione polmonite/insufficienza respiratoria acuta”, dice la relazione. Che ovviamente è finita agli atti dell’inchiesta promossa dalla procura di Bergamo: l’accusa, al momento contro ignoti, è gravissima, il reato contestato “epidemia colposa”.

I familiari potevano salutare i parenti morti

Insomma per una settimana nemmeno agli ammalati di polmonite è stato fatto uno screening, perché questo dicevano le linee guida del ministero. Ma il 23 febbraio, dopo Codogno, anche Alzano si sveglia. Davvero? Il Pesenti Fenaroli ha messo davvero in sicurezza personale sanitario, pazienti e familiari?

“Molti familiari degli anziani deceduti prima e dopo il 23 febbraio raccontano, invece – scrivo Imarisio e Ravizza -, di aver avuto libero accesso alla salma del defunto e di essersi radunati intorno a lui, vegliando la bara aperta”. Sembra che all’ospedale ci abbiano perfino provato a isolare almeno i morti, ma davanti alle proteste dei familiari la direzione sanitaria ha ceduto. Solo il il 12 marzo una circolare della Regione avrebbe vietato ogni contatto con i defunti. (fonte Corriere della Sera)