Amanda Knox in lacrime a Modena: “Rudy Guede violentò e uccise Meredith. Io vittima, in Italia ho paura”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 15 Giugno 2019 12:25 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2019 13:19
Amanda Knox: "Rudy Guede violentò e uccise Meredith. Io vittima, in Italia ho paura"

Amanda Knox: “Rudy Guede violentò e uccise Meredith. Io vittima, in Italia ho paura”

MODENA – “Il primo novembre 2007, un ladro, Rudy Guede è entrato nel mio appartamento, ha violentato e ha ucciso Meredith”. Così Amanda Knox parla dal palco del Festival della Giustizia penale di Modena. Capelli sciolti, la voce commossa e rotta, all’inizio, dal pianto, la giovane di Seattle assolta quattro anni fa per il delitto di Perugia, va subito al dunque e accusa magistratura e giornalisti di essersi concentrati su di lei, mentre “il vero colpevole fuggiva”. 

E’ la prima volta, dal 4 ottobre 2011, quando fu assolta e scarcerata per l’omicidio di Meredith Kercher, che Amanda rimette piede in Italia. “Da donna libera”, come ha detto lei prima di salire sull’aereo. Ma in Italia oggi, dice, “io ho paura”. Qui “ho incontrato la tragedia e la sofferenza” ma “nonostante ciò o forse per questo l’Italia è diventata parte di me”. “Tanta gente pensa che io sia pazza a venire qui, mi è stato detto che non è sicuro, che sarò attaccata per le strade, che sarò falsamente accusata e rimandata in prigione”. Con una precisazione: “Molti pensano che la mia presenza qui possa profanare la memoria di Meredith. Non è così”.

Ripercorrendo la vicenda mediatico-giudiziaria che l’ha travolta, dopo otto anni Amanda ci tiene a ribadire la sua innocenza: “Guede – spiega – ha lasciato tracce di dna e impronte. È fuggito dal Paese, processato e condannato. Nonostante ciò un numero importante di persone non ha sentito il suo nome, questo perché pm, polizia e giornalisti si sono concentrati su di me. Giornalisti chiedevano di arrestare un colpevole. Hanno indagato me mentre Guede fuggiva. Non basandosi su prove o testimonianze”.

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“Sul palcoscenico mondiale io ero una furba, psicopatica e drogata, puttana. Colpevole. È stata creata una storia falsa e infondata, che ha scatenato le fantasie della gente. Una storia che parlava alle paure della gente. Non potevo più godere del privilegio della privacy. La mia famiglia veniva descritta come un clan. Io prima del processo ero sommersa da una montagna di fantasie da tabloid”.

A causa dell’intervento dei media, continua, “l’inchiesta è stata contaminata. Era impossibile avere per me un processo giusto. L’opinione pubblica non deve rispondere a nessuno, non ci sono regole se non che il sensazionalismo vince: nella Corte dell’opinione pubblica non sei una persona umana, sei un oggetto da consumare”.

Quindi punta il dito: “Sono grata alla Corte di Cassazione e agli altri giudici per avermi rivendicata; la Corte Europea mi ha rivendicato oltre” per l’assenza di legali e interpreti: “Sono grata ma tutto questo non assolve lo Stato per avermi condannato per 8 lunghi anni”. Inoltre, “non assolvo i media che hanno raccolto un immenso profitto” da questa storia e “anche oggi trattano la mia vita come contenuto per i loro introiti. Non mi basta che la mia vicenda si sia conclusa bene, abbiamo bisogno di fare bene prima”.

Infine un desiderio, quello di incontrare il pm Giuliano Minnini: “Di recente sto pensando al mio pm, Giuliano Minnini, vorrei avere un faccia a faccia con lui, al di fuori dalle aule, al di fuori del ruolo di buono e di cattiva. Ho sempre pensato che fosse questa contrapposizione che rendeva impossibile la comprensione”. “Per me a vent’anni quel pm era come un mostro con un solo obiettivo, distruggere la mia vita. So che questa immagine di lui è sbagliata. Sono stati i media ad aiutarmi a rendermene conto. Nel documentario di Netflix non ho visto un cattivo, un mostro, ma un uomo con motivazioni nobili, che voleva rendere giustizia a una famiglia in lutto. Un giorno mi piacerebbe incontrare Minnini – ribadisce Amanda Knox – e spero che, se ciò accadrà, anche lui riesca a vedere che anche io non sono un mostro, ma semplicemente Amanda”.

Ieri, in platea, si era mostrata infastidita per i flash dei fotografi per poi sciogliersi in commozione nel pomeriggio quando ha ascoltato le testimonianze di alcune vittime di errori giudiziari. Fonte video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev