Ambulanza con la scorta? A Roma escalation di aggressioni al 118

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Giugno 2013 11:47 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2013 11:48
Ambulanza con la scorta? A Roma escalation di aggressioni al 118

L’aggressione agli operatori del 118 dopo l’omicidio di Maurizio Alletto (Ansa)

ROMA – Perché a Roma, nel quartiere di San Basilio ma non solo, si è scatenata la caccia all’ambulanza? Perché i medici e gli infermieri del 118 sono sempre più spesso vittime di aggressioni? Per due volte in poche ore l’arrivo dei soccorsi è stato salutato da botte e sassi, come racconta Massimo Lugli su Repubblica Roma:

“Il primo episodio è accaduto alle 13,30 di martedì in via San Benedetto del Tronto: un incidente stradale in cui era rimasto coinvolto un tossicodipendente. Quando l’ambulanza arriva sul posto, i paramedici vengono accolti a insulti, minacce e sassate. «Dalla chiamata all’intervento erano passati sei minuti, abbiamo le registrazioni e non possiamo certo mentire sui tempi» spiegano al 118. Ancora più inquietante la seconda aggressione, sei ore più tardi. Un uomo di 60 anni crolla a terra, colpito da un infarto, in via Cassiani. Quattro minuti dopo arriva la prima ambulanza seguita, quasi subito, da una seconda con un medico a bordo ma i parenti del sessantenne sono fuori di sé, strattonano un’infermiera e altri cinque operatori (uno dei quali viene addirittura preso a calci). Non basta: i più esagitati arrivano al punto di salire sull’ambulanza e affrontare, a brutto muso, l’autista. Conclusione: l’uomo viene trasportato al Pertini, dove, purtroppo, i sanitari non riescono a salvarlo e, al pronto soccorso dello stesso ospedale, tre tra infermieri e barellieri vengono medicati e dimessi con qualche giorno di prognosi”.

Il primo e più clamoroso caso è stato l’omicidio, avvenuto sempre a San Basilio, di Maurizio Alletto, morto dopo aver ricevuto un colpo di pistola alla testa da Luciano Coppi, guardia giurata. Alletto prima aveva accoltellato Moreno Coppi, figlio di Luciano. Quando arriva l’ambulanza – troppo tardi, a detta di un testimone – i soccorritori vengono aggrediti da parenti e amici di Alletto, decisi a impedire le cure al figlio dell’assassino e furiosi per il ritardo del 118. L’Ares invece afferma che l’ambulanza è giunta pochi minuti dopo la richiesta di soccorsi.

Il direttore dell’Ares 118 Antonio De Santis ha chiesto un incontro con il prefetto Giuseppe Pecoraro: “Non posso neanche immaginare l’ipotesi di ambulanze con la scorta di polizia o carabinieri. Penso piuttosto a un’assemblea con gli abitanti della zona”.

Ma il problema non è solo San Basilio, come racconta a Repubblica un sindacalista Cgil, Sergio Bussone

«Una volta ci chiamarono da Ostia e ci accompagnarono sul posto dove dovevamo soccorrere una persona…Era una trappola: all’improvviso, da una finestra, venne lanciato del catrame fuso su un’ambulanza. Un’altra volta riuscimmo a salvare in extremis un tossicodipendente in overdose con due iniezioni di Narcan: appena si riprese si scagliò contro di noi, assieme ai suoi amici, a calci e sputi. Negli ultimi tempi siamo stati aggrediti almeno 15 volte e non solo a San Basilio: Eur, Parioli, Ostia, Campo’ de’ Fiori: la rabbia contro di noi non ha confini e non nasce solo in periferia…Tossicodipendenti in crisi, ragazzi sballati nelle zone della movida, parenti di persone che hanno subìto aggressioni o violenze: il capro espiatorio sono i camici bianchi. Non so il perché di questo rancore: forse veniamo identificati con le istituzioni o magari per un fenomeno di emulazione. Sta di fatto che questi episodi rischiano di influire sul servizio. Io stesso ci misi un mese a riprendermi da un’aggressione a Ostia. Ora seguiamo dei corsi di autodifesa”.

Secondo Bussone, in media il 118 non arriva tardi. Non sono i tempi dell’intervento a far scattare la rabbia:

“Gran parte dei 345mila interventi annui arriva in pochi minuti anche se a volte, il traffico o altri problemi allungano i tempi. Ma per la gente in attesa di un medico o di un infermiere l’attesa si dilata, non a caso si parla sempre di 40 minuti. Mio padre morì su un’ambulanza e ricordo bene lo stress e l’angoscia mentre la aspettavo… Ma la verità è molto semplice: noi siamo dalla parte della gente, sempre”.